giovedì 17 dicembre 2009

co2: MAXI TRUFFA SULLA CO2


Ecocrimini L'Europol ha smantellato un'organizzazione internazionale che trafficava in diritti di emissione, i certificati che dal 2005 permettono di compensare l'inquinamento delle industrie. Frode da cinque miliardi, nove persone arrestate

Una enorme truffa sul mercato dei diritti di emissione di anidride carbonica.
Un sistema per ottenere illecitamente guadagni facili attraverso lo strumento introdotto dall'Unione europea a partire dal 2005 che consente alle imprese e ai governi delle nazioni industrializzate di compensare il proprio inquinamento, comprando quote "verdi" nei Paesi in via di sviluppo.
A partire da quella data in molte nazioni europee è nata una vera e propria borsa delle emissioni. Dall'European climate exchange di Londra al Nordic power exchange di Oslo.
Ma c'è una borsa che vende questi crediti anche in Germania, Austria, Olanda, Francia e Italia. Il ricco business, però, ha subito fatto gola alle organizzazioni criminali. Singoli gruppi hanno così iniziato a comprare milioni di crediti esentasse da rivendere alle aziende a prezzi maggiorati. È quanto ha scoperto l'Europol, la polizia europea, che pochi giorni fa ha arrestato in Gran Bretagna nove persone, in un'operazione su vasta scala condotta con il supporto degli inquirenti di Belgio, Francia, Spagna, Danimarca e Olanda.
Le indagini sono tuttora in corso. «Negli ultimi 18 mesi - ha spiegato l'Europol dal suo quartier generale di Le Hague, nei Paesi Bassi - il mercato europeo dei diritti di emissione è stato vittima di un'enorme frode che ha causato al fisco di diversi Paesi perdite per più di cinque miliardi di euro».
Il sistema era semplice e molto redditizio. Nel momento in cui una persona fisica residente in un Paese dell'Unione decide di acquistare in borsa un diritto di emissione in un'altra nazione, non deve pagare l'Iva.
L'organizzazione aveva così pensato di mettere in piedi una truffa basata proprio su questo dettaglio, accendendo un proprio conto al registro nazionale delle quote e delle emissioni. Ogni nazione ne ha uno, Italia compresa, gestito direttamente dallo Stato membro ma coordinato a livello centrale dal Citl (Community independent transaction log) della Commissione europea, a Bruxelles.
A quel punto gli "ecocriminali" compravano molti crediti dalle compagnie di qualche Paese dell'Est, spesso in Romania, Stato che ha oltre 200 milioni di certificati in più. A questo punto della truffa l'acquirente, trattandosi di altro Stato membro, non pagava l'Iva. Quindi il credito sulle emissioni veniva rivenduto comprensivo delle imposte alle imprese del Paese in cui operava questa organizzazione di broker.
Alle aziende questa mossa conveniva perché entravano in possesso dei diritti a prezzi molto competitivi, senza doversi recare in borsa. Le industrie acquistavano così la possibilità di compensare il proprio inquinamento. L'organizzazione criminale, viceversa, non versando al fisco l'Iva realizzava grandi guadagni. «Queste attività criminali - ha spiegato Rob Wainwright, direttore dell'Europol - danneggiano la credibilità del mercato dei diritti di emissione dell'Ue, creando gravi danni alle casse dei governi. Con il supporto della Commissione europea stiamo continuando a combattere le organizzazioni criminali che continuano a sfruttare questa falla nel sistema».
Per l'Europol il gruppo smantellato è solo la punta di un iceberg. Gli inquirenti stimano che in alcune nazioni le attività illecite abbiano interessato fino al 90 per cento del mercato dei diritti di emissione.
Le indagini erano partite nel 2008 su segnalazione di alcune borse dei crediti che avevano denunciato uno anomalo aumento delle transazioni. Il picco si era registrato a maggio quando varie centinaia di milioni di certificati erano stati acquistati da singoli broker in Francia e Danimarca. Il prezzo di un singolo credito, equivalente ad una tonnellata di CO2, era raddoppiato, schizzando a 12,5 euro.
Per correre ai ripari Francia, Olanda, Regno Unito e Spagna avevano cambiato il regime di tassazione su queste transazioni. L'effetto era stato un crollo degli acquisti su questi mercati di oltre il 90%. «Il rischio - spiegano a Le Hague - è che dopo i controlli, le truffe possano spostarsi al settore energetico».
fonte: www.verdi.it

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