mercoledì 10 marzo 2010

Ambiente: i Dna delle foreste conservati in Italia, una 'banca centrale' a Cittaducale


Inventariati fino ad oggi 1.400 campioni di una sessantina di specie forestali raccolti in vari paesi del Mediterraneo

Un giorno il 'taxus baccata' delle Azzorre, un albero molto raro e protetto che sopravvive in soli cinque esemplari sull'arcipelago delle isole vulcaniche a 1.500 chilometri dal Portogallo, in pieno Oceano Atlantico, potrebbe scomparire. Tuttavia il suo Dna non andra' perduto. Infatti, alcuni tessuti del 'taxus baccata', liofilizzati e archiviati in provette, sono gia' conservati gelosamente nella Banca centrale del Dna Forestale a Cittaducale in provincia di Rieti, e magari vi resteranno per secoli o per millenni. E' questo uno degli scopi principali della struttura, oltre quello prettamente di studio: non disperdere il patrimonio genetico boschivo, perche' questo e' il primo archivio mondiale dedicato esclusivamente alle specie boschive.

La banca, al suo secondo anno di attivita', ha inventariato fino ad oggi 1.400 campioni di Dna di una sessantina di specie forestali, raccolte non solo in Italia ma in vari paesi del Mediterraneo e si propone di diventare il punto di riferimento a livello mondiale in questo campo specifico in forza di scambi con altri istituti analoghi sparsi nei cinque continenti. Il progetto e' ambizioso in quanto intende collezionare tutte le specie forestali europee e mondiali.

Per ora, la maggior parte degli sforzi, comunque, si concentrano sui Dna (estratti dalle foglie) di specie arboree che crescono in Italia grazie alla paziente opera di studiosi come Marco Cosimo Simeone, responsabile scientifico della banca e di Laura Armenise, laureata in Scienze agrarie e forestali, oltre che di Silvano Landi ex direttore della scuola del Corpo Forestale dello Stato e oggi docente all'Universita' della Tuscia, di un altro professore Bartolomeo Schirone e di alcuni dottorandi e collaboratori, in tutto appena otto persone.

La banca centrale, ospitata nelle strutture dell'Universita' della Tuscia, Dipartimento di tecnologie, ingegneria e scienze dell'Ambiente e delle Foreste (DAF) e' il risultato di una convenzione con il Corpo Forestale dello Stato, in particolare con la scuola del Corpo, e vede la collaborazione di vari attori come il consorzio universitario 'Sabinas Universitas' di rieti, la fondazione Varrone e la partecipazione dei varie enti locali quali provincia e comune di Rieti, regione Lazio che intervengono periodicamente.

Tutte le ricerche e le archiviazioni, da due anni a questa parte, da quando nacque la banca, sono rese possibili da strumenti e macchinari ad altissima tecnologia, microscopi, essiccatori, celle frigo. Apparecchi adatti a preservare il Dna di alberi secolari, addirittura monumentali, come ad esempio quello dei faggi della 'faggeta vetusta', la piu' antica d'Europa in Val Cervara, all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo che si estende su un centinaio di ettari e presenta alberi con eta' di oltre 500 anni, un bosco di notevole importanza scientifica poiche' il faggio vive mediamente non piu' di 250 anni.

"La particolarita' della banca consiste nella vasto campionario di biodiversita' che viene raccolto - spiega all'ADNKRONOS Marco Simeone - ogni specie viene collezionata in tanti esemplari diversi, da 50 ai 100, laddove in tante altre banche dati se ne prelevano e conservano due, tre. In sostanza e' come se il Dna della specie umana non venisse rappresentato da tanti individui diversi, ma solo da pochi, naturalmente piu' tipologie prendiamo in esame piu' e' ampio e rappresentativo il campione, lo stesso per le piante". La biodiversita' vegetale comunque e' "molto importante perche' senza le piante gli animali non possono vivere, viceversa non avviene" spiega Silvano Landi. L'impostazione della banca e' centrata sulla conservazione dei materiali e delle informazioni relative non ai singoli individui ma ad intere popolazioni rappresentative di un territorio ecologicamente omogeneo.

Ma i campioni piu' numerosi della banca centrale del Dna Forestale riguardano le querce, tra queste c'e' anche una specie protetta che e' un ibrido naturale ovvero il risultato di un incrocio tra due individui appartenenti a specie diverse "ne abbiamo oltre 100 campioni racconta Simeone - che provengono da ogni parte d'Italia, dal Trentino alla Sicilia".

Sotto la lente dei ricercatori ci sono tutti quegli alberi che, soprattutto in alcune zone dell'Italia meridionale rivestono una grande importanza da un punto di vista scientifico, in quanto durante l'ultima glaciazione hanno potuto trovare siti specifici e ancora per lo piu' sconosciuti, condizioni ecologiche ottimali per la loro conservazione.

Una traccia di queste vicende e' in alcuni casi ancora individuabile come nei 25 esemplari di abeti dei Nebrodi delle Madonie, la Zelkova sicula e i popolamenti di agrifoglio dei Nebrodi, la foresta umbra del Gargano dove il faggio e' a quote insolitamente basse, e le formazioni pure e miste di abete bianco dell'Appennino centro-meridionale, infine nei nuclei di pino nero di Villetta Barrea nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Ma oltre alla conservazione del Dna, l'inventario naturale di Cittaducale mira a tutelare la biodiversita' vegetale anche attraverso una campionatura in erbolario, ossia attraverso l'uso di campioni essiccati, una pratica che e' iniziata dall'inizio del sedicesimo secolo.

L'archivio del Dna Forestale prevede la raccolta e la conservazione del patrimonio genetico delle specie arboree presenti in una o piu' regioni, integrata con informazioni di tipo biologico, ecologico e molecolare e la messa a disposizione della comunita' scientifica internazionale di dati e aliquote del materiale. In particolare, ogni campione e' corredato da un codice numerico identificativo sia del Dna (in termine tecnico liofilizzato tissutale) sia del campione di erbario opportunamente realizzato per costituire una testimonianza tangibile delle caratteristiche morfologiche dell'individuo raccolto.

Al codice numerico corrispondono su un database una serie di informazioni, una sorta di carta di identita' del vegetale, in quanto esiste "un diritto alla identita' delle piante" spiega ancora Landi. Le informazioni di ogni pianta riguardano la specie (nomenclatura scientifica), provenienza (regione, provincia e localita' di raccolta), descrizione del popolamento, descrizione della stazione (esposizione, regime termico, ecc), coordinate Gps, caratteristiche dendrometriche (volume dei fusti, biomassa legnosa, ecc), foto, data di raccolta e riferimenti identificativi di chi ha raccolto il campione.

I dati vengono inseriti in un sistema informatico, a disposizione anche di altri istituti di ricerca e di altre banche del Dna, ed entro marzo sara' aperto un sito Internet con alcune informazioni disponibili a chiunque. La Banca centrale del Dna assume un'importanza particolare quest'anno, il 2010, l'anno della biodiversita', ne' va trascurato il suo ruolo di sentinella, per segnalare specie a rischio di estinzione.
fonte:adnkronos.com

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