lunedì 19 aprile 2010

Niente business sulla sete, l’acqua dev’essere pubblica

In Italia sta crescendo il dibattito relativo al referendum sull'acqua. Questo è un bene. È questo il momento della chiarezza, in modo tale che i cittadini siano informati con correttezza.
Le opzioni sono sostanzialmente tre.

La prima: la privatizzazione dell'acqua. In tal modo le multinazionali internazionali attraverso il controllo della sete possono monetizzare anche i bisogni primordiali dell'essere umano. Il profitto selvaggio contro la vita. È una della cause della migrazione, della categoria degli immigrati clandestini, delle non-persone considerate dal governo rifiuti della società consumistica. Deflagra una delle contraddizioni del populismo neo-fascista della Lega. Sponsorizzano la privatizzazione dell'acqua che, nel globo, è uno dei motivi delle migrazioni dei popoli. Immigrati che poi la Lega utilizza per sfondare con la sua propaganda razzista e xenofoba che tanto piace a quella parte del paese privo ormai anche della pietas.

La seconda: l'acqua gestita dalla società miste pubblico-private. Proposta che piace a una parte importante del centro-sinistra. Soluzione ambigua che non garantisce trasparenza. Le società miste pubblico-private - strumento giuridicamente lecito che non va criminalizzato - sono divenute in molti casi il principale strumento per realizzare affari attraverso controllo e drenaggio di denaro pubblico. Il luogo in cui si incontrano la lottizzazione partitocratica, i prenditori di soldi pubblici, la solita cricca di professionisti che usa andare a braccetto con la politica, la borghesia mafiosa.

La terza: l'acqua è un bene pubblico. Il primo, insieme all'aria. Un bene indisponibile, di tutti; un bene comune. L'accesso all'acqua dovrebbe essere gratuito. Acqua e proprietà privata non dovrebbero avere relazioni. Acqua e profitto, termini antitetici. L'acqua è natura, è di tutti, è un patrimonio dell'umanità; è del popolo, non è di sinistra, né di destra. È comunista, nel senso di uguale per tutti.

Tre ipotesi, tre opzioni. Non è però il momento del gioco delle tre carte. Si deve essere chiari e trasparenti, così come dovrebbe essere l'acqua che sgorga dai rubinetti. E dobbiamo essere uniti.

Il merito della lotta per l'acqua pubblica è in primo luogo del Forum delle associazioni per l'acqua, delle donne e degli uomini, di cattolici e laici, che da anni si battono per questo bene. Lotta concreta e, perché no, anche ideologica, nel senso puro del termine.

Il merito è anche di quelle formazioni politiche, di quei politici e personaggi pubblici che da anni conducono identica lotta. Nel centro-sinistra vi è un dibattito acceso che ruota soprattutto sulle due ultime opzioni. La mia impressione è che il popolo dell'alternativa al sistema vuole l'acqua pubblica. È questo il messaggio che sta passando nel Paese.

Il tema è questo: l'acqua è pubblica, oppure è un business? A questa domanda la risposta non può che essere unica: l'acqua è un bene pubblico, il capitale non può ridurre alla sete gli individui. La persona viene prima del profitto, il diritto prima degli affari, la trasparenza al posto del crimine: le prime due opzioni, infatti, diventano occasioni ghiotte per il godimento affaristico del partito unico trasversale della spesa pubblica fortemente inquinato dalla criminalità organizzata.
di Luigi De Magistris, "Il manifesto", 18 aprile 2010

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