domenica 6 giugno 2010

Energia e clima, la sfida del millennio mancata dall’Italia

Alcune settimane fa il Segretario all’Energia di Barack Obama, il Nobel per la Fisica Steven Chu, ha trattato il tema “Sfida dell’Energia” nella sede del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, a Roma. Il riscontro dei media italiani è stato quasi inesistente, eppure si discuteva della sfida di questo millennio. Dalla relazione del Nobel si capiva inoltre che il pianeta è in grave pericolo a causa dell’incremento dei gas serra in particolare il biossido di carbonio che incide sulla produzione di gas serra per il 60% ed è il residuo della combustione di carbone, petrolio e gas. Ma perché media e politica non hanno degnato di attenzione un Nobel che svolgeva la sua relazione nella sede del Consiglio nazionale delle ricerche?

Congetturando possiamo affermare che questo avviene in perfetta continuità con la tradizione italica che da Croce in poi si è affermata nel nostro Paese. Storico fu lo scontro tra un grande matematico, Enriques, e Benedetto Croce che considerava la scienza un insieme di pratiche che potevano solo avere una utilità economica ma nessuna funzione di conoscenza. Basterebbe utilizzare l’immagine della copertina del libro di Luigi Bellone La scienza negata, dove viene rappresentato un uomo che sega il ramo di albero sul quale è seduto e che rappresenta plasticamente la metafora del suicidio della collettività. Bellone parla di un’Italia dove viene negata la scienza e dove il rifiuto viene animato da “schiere di intellettuali, moralisti, religiosi e politici” che propalano la conoscenza in modo “deformato e pericoloso”: in una parola “irrazionalista”.

Alla memoria appartengono le epurazioni ed emarginazioni “antiche” come quella di Volterra, fondatore del Cnr, del matematico Levi-Civita (sviluppò la teoria dei tensori utilizzata poi da Einstein per la teoria della Relatività) e della distruzione attraverso le leggi sulla razza del gruppo dei fisici di “via Panisperna” (Fermi, Segre, Pontecorvo). E appena ieri la “cacciata” di Carlo Rubbia (Nobel per la Fisica per la scoperta di una particella, il debolone neutro per la unificazione di forze deboli e forze elettromagnetiche) dalla presidenza dell’Enea, sostituito da un economista. E ancora alla dirigenza della Società di Gestione Impianti Nucleari (Sogin), che dovrebbe gestire scorie nucleari (25mila metri cubi più 1.566 barre di combustibile irraggiato equivalenti a 235 tonnellate di ossido di uranio mischiato a plutonio, stronzio e cesio) e smantellamento dei reattori di un fisico con un generale degli alpini.

E allora come meravigliarsi se in Parlamento viene approvata una mozione nel marzo 2009 che, in pratica, assolve l’uomo dal riscaldamento globale e una seconda mozione nello scorso aprile dove si chiede al governo di ricontrattare gli impegni assunti in sede europea per gli obiettivi di incremento di rinnovabili e taglio dei gas serra? Ancora. Ignorato il documento di consultazione dell’Us Environmental Protection Agency sui gas serra, dove si denuncia sia “l’elevata probabilità” degli effetti disastrosi sull’ ecosistema, la salute dei cittadini ma anche la probabile escalation di violenza nelle regioni instabili per via della crescente scarsità di risorse.Ignorato anche il Rapporto "Reneweable Energy Politicy Network for the 21 st Century" dal quale emerge che a livello mondiale la potenza fotovoltaica è cresciuta del 70% e quella eolica del 35%.

Questi dati non tengono però conto della tendenza a livello globale dell’interesse per le fonti rinnovabili. I Paesi con programmi di rinnovabili sono almeno 64! L’amministratore delegato della Total afferma che siamo vicini al picco operativo nella estrazione del petrolio: al 2015 la capacità produttiva non potrà superare gli 89 milioni di barili al giorno. Gli esperti scientifici, e non i manager delle compagnie petrolifere, quantificano in circa 2500 miliardi di barili le risorse di petrolio con estrazione facile e a basso costo. Il picco massimo della produzione si verificherà nei prossimi due decenni. Rispetto a tali scenari appare urgente assumere determinazioni politiche e provvedimenti che siano coerenti con un futuro di ristrettezza di fonti fossili.

Una ulteriore scelta dovrebbe riguardare l’investimento di risorse sul nucleare, con originalissimo sviluppo tutto italiano del “piezonucleare” che utilizza la pressione per produrre la reazione di fissione nucleare e al posto dell’uranio a termine un elemento come il ferro. Finanziamenti alla ricerca dovrebbero anche riguardare il progetto di Carlo Rubbia sull’“amplificatore di energia”, ovvero un sistema formato da un acceleratore e un reattore che utilizzano un elemento come il torio e che per la particolarità di funzionamento non potrà mai causare né una Chernobyl e nemmeno una Hiroshima.
fonte : www.terranews.it
http://www.terranews.it/news/2010/06/energia-e-clima-la-sfida-del-millennio-mancata-dall%E2%80%99italia

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