domenica 18 luglio 2010

malaria : Il disboscamento della foresta amazzonica favorisce la malaria. IL PARASSITA MALARIA HA 80 MILA ANNI, E' ANTICO COME L'UOMO


Il disboscamento illegale della foresta provoca un aumento di circa il 50 per cento della malaria nelle regioni amazzoniche. A dirlo è una ricerca finanziata dalla Nasa, condotta dall’università statunitense di Madison, nel Wisconsin, e pubblicata nella rivista Emerging Infectious Diseases, che ha analizzato 54 distretti sanitari brasiliani colpiti da malaria. Il disboscamento infatti crea le condizioni favorevoli per la zanzara Anopheles darlingi, uno dei principali vettori della malattia. Già all’inizio degli anni Novanta gli scienziati avevano notato l’aumento dei casi di malaria nel bacino del Rio delle Amazzoni per l’apparizione di un nuovo ceppo del parassita che causa l’infezione, il Plasmodium falciparum, resistente ai farmaci.
Oggi, tuttavia, l’aumento esponenziale della malaria ha un’altra causa: il disboscamento. “Sembra proprio che dove la foresta è stata abbattuta di più si scateni maggiormanete l’epidemia malarica”, afferma la dottoressa Sarah Olson, a capo dell’equipe universitaria del Wisconsin.
“Un ambiente disboscato”, spiega la Olson, “con più spazi aperti e acqua stagnante illuminata dal sole è l’habitat ideale per la diffusione della zanzara Anopheles darlingi, il vettore numero uno della malaria”. La lezione che arriva dalla scienza, dunque, è che la protezione delle foreste è ancora più importante di quanto non si pensasse per la salute umana. Ma le notizie negative che riguardano il polmone verde del mondo non si limitano alla malaria che ogni anno in Brasile colpisce mezzo milione di persone. È infatti allo studio alla Camera dei deputati verde-oro per l’approvazione un polemico nuovo Codice forestale che prevede la cancellazione di tutte le multe e sanzioni per chi ha commesso crimini ambientali prima del 22 giugno 2008. Una vera e propria amnistia antiecologica, insomma.

Una malattia antica come l'uomo, forse la piu' antica tra quelle ancora in circolazione. La malaria ha tra i 60mila e gli 80mila anni, molti piu' di quanto finora ipotizzato finora, circa 10mila anni. Lo ha scoperto guardando dentro il suo Dna un team di ricercatori dell'Imperial College di Londra che ha sottoposto i ceppi della malattia tropicale ad una profonda analisi genetica. Secondo lo studio, pubblicato su Current Biology, il parassita che trasporta l'infezione si sarebbe evoluto insieme all'homo sapiens sapiens e il ''salto di specie'', l'adattamento all'uomo, sarebbe avvenuto quando i nostri antenati hanno abbandonato il continente africano. Per capire quanto ''vecchia'' fosse la malattia, gli scienziati hanno messo a confronto l'eta' genetica di uomo e microrganismo, scoprendo che i segni del tempo erano paragonabili. La conoscenza della variabilita' genetica del parassita che ancora oggi miete oltre 3 milioni di morti e 230mila nuove infezioni ogni anno permettera', secondo Francois Balloux, uno degli autori della nuova datazione, di capirne di piu' su come il parassita ''supera il sistema immunitario e sviluppa resistenza ai farmaci'' aiutando a trovare nuove cure.

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