venerdì 13 agosto 2010

longevità: Un test genetico ci dirà se vivremo fino a cent'anni?

Se un esame di laboratorio avesse il potere di rivelarvi quanto a lungo vivrete, vorreste conoscere il risultato? È questo il dilemma, non da poco, sollevato da un recente studio statunitense sulla longevità.

Vi piacerebbe un giorno, compiere gli anni "a tre cifre"? Per sapere se rientrate nella schiera di eletti che spegneranno le cento candeline, in futuro potrebbe bastare un test genetico. In futuro, lo ripetiamo, perché un simile esame è ancora ben lontano dall'essere messo a punto. Gli scienziati però, ne stanno gettando le basi, o almeno così sperano.

Vantaggi genetici. Un team di ricercatori della Boston University, Massachusetts, ha confrontato il genoma di 801 centenari nati tra il 1890 e il 1910, e con antenati bianchi europei, con quello di 926 persone decedute prima di compiere i cent’anni. Durante le analisi i ricercatori hanno identificato 150 differenze in singoli nucleotidi (variazioni in singole "lettere" del codice genetico) che si trovano più frequentemente nel genoma dei centenari che in quello dei "comuni mortali". Molti di questi marker genetici hanno a che fare, manco a dirlo, con l'abilità dell'organismo di far fronte agli acciacchi dell'età come demenza e problemi di cuore.

Sulla base di questi risultati, gli scienziati hanno poi costruito un modello genetico che hanno testato su un gruppo misto, di centenari e non. Scoprendo che grazie a quel modello si era in grado di distinguere correttamente il genoma di un centenario da quello di un non centenario nel 77% dei casi.

Conclusioni e riserve. La genetica quindi, gioca un ruolo importante nel decidere chi oltrepasserà il secolo di vita (ma secondo alcuni, influiscono sulla durata dell'esistenza anche statura, numero di mogli e primogenitura). Ma se a qualcuno venisse in mente di usare questi risultati per creare un test di longevità da vendere in farmacia? La possibilità esiste, anche se, avvertono i ricercatori, lo studio è stato compiuto su una popolazione con antenati bianchi europei e non è detto che gli stessi risultati valgano anche per persone con un albero genealogico diverso. Inoltre, possedere la "magica" sequenza di variazioni nel DNA non è affatto garanzia di campare fino a cent'anni (e gli imprevisti, dove li mettiamo?).

Come la prenderemo? Prima che qualche casa farmaceutica metta gli occhi sullo studio, comunque, c'è chi ha già iniziato a mettere le mani avanti: Robert Green, un genetista della Boston University, sta pensando a uno studio che indaghi su come le persone interpreteranno e utilizzeranno, un domani, le informazioni biologiche apprese dal proprio genoma.
fonte: focus.it

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