mercoledì 8 settembre 2010

Test su animali, nuove norme in Europa

Critiche da alcuni esponenti italiani, consente piu' esperimenti
Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla nuova direttiva Ue sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Un provvedimento sul quale hanno espresso riserve alcuni esponenti del governo italiano e autorevoli rappresentanti della comunita' scientifica e culturale perche' aprirebbe a piu' esperimenti.

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La nuova direttiva Ue deve essere approvata entro l'8 settembre. Ma già infuriano le polemiche degli animalisti su una deriva ancora più violenta. Ogni anno vengono utilizzati 12 milioni di animali per esperimenti scientifici.

Esperimenti su animali randagi e domestici. In poche parole cani e gatti. Utilizzando metodi da tortura come l’isolamento forzato, il nuoto forzato o altri esercizi che portano inevitabilmente all’esaurimento (morte) degli animali. E non è finita, perché se l’intensità è “moderata”, l’esperimento sulla stessa bestiola si può ripetere. Un bell’escamotage per sostenere, come recita la nuova direttiva europea sulla vivisezione, che d’ora in poi gli esperimenti coinvolgeranno meno animali. Il tutto gravato da un singolare paradosso: in Italia la legge sulle vivisezione è più rigida, ma ora le nuove regole dell’Unione non saranno più derogabili dai singoli paesi con buona pace delle multinazionali del farmaco. Certo l’Italia potrebbe chiedere di mantenere le sue regole, ma la domanda è: lo farà?

Intanto, dopo anni di discussioni e rimaneggiamenti, la nuova direttiva europea sulla vivisezione è pronta al varo. Ma nessuno, o quasi, degli europarlamentari italiani eletti nel 2009 è ancora andato a leggersi il testo. Peccato, perché a guardarlo bene ci sono punti che farebbero accapponare la pelle anche al più convinto sostenitore della sperimentazione scientifica con gli animali. Il testo prevede, ad esempio, all’articolo 16: “La possibilità di riutilizzare animali già sottoposti a esperimenti di intensità ‘moderata’”. Un paradosso, si diceva. “In questi ultimi mesi quasi tutti gli articoli chiave sono cambiati in peggio rispetto alla prima stesura del 2008 – dichiara scandalizzata Vanna Brocca della Leal, la Lega antivivisezione – ad esempio la frase la possibilità di riutilizzare animali già sottoposti a esperimenti di intensità moderata è significativamente diversa rispetto alla prima stesura ipotizzata dalla Commissione, dove si parlava invece di esperimenti di intensità lieve“.

“Tra le procedure codificate poi – continua la Brocca – c’è l’isolamento forzato di cani e scimmie o il nuoto forzato o altri esercizi fino all’esaurimento dell’animale”. Un risultato ben diverso, insomma, da quello che si aspettavano le principali associazioni animaliste che auspicavano il graduale superamento della sperimentazione con gli animali grazie all’utilizzo di metodi alternativi, in provetta o tramite modelli computerizzati e, nello stesso tempo, la riduzione degli esperimenti più dolorosi. Ma non è l’unico scivolone del testo. Sempre nella prima stesura del 2008 non vi era di certo: “La possibilità di chiedere delle deroghe a sperimentare su animali randagi delle specie domestiche – aggiunge la Brocca – l’ articolo 11 del testo (compresi cani e gatti ndr), qualora sia impossibile raggiungere lo scopo della procedura” altrimenti e quando sia ritenuto “essenziale” per tutelare l’ambiente o la “salute umana o animale”.

Eppure, la relatrice della normativa, l’eurodeputata Elisabeth Jeggle del Partito popolare europeo, aveva dichiarato alle agenzie di stampa: “Le nuove norme realizzano un compromesso tra i diritti degli animali e le esigenze della ricerca”. Ma il risultato finale non pende certo a favore degli animali. E così, mentre i nostri eurodeputati sonnecchiano, il tam tam di protesta degli animalisti è già partito. La Leal, lega antivivisezionista, sta raccogliendo le firme per una petizione online da portare al Parlamento europeo entro l’8 settembre, giorno della votazione del testo. Sono già oltre le 60mila. Tra questi hanno firmato: l’astrofisica Margherita Hack, l’attrice Lea Massari, la scrittrice Sveva Casati Modignani, il fotografo Gabriele Basilico. In gioco, stando ai dati forniti dall’Ue nel 2005 (gli ultimi disponibili), ci sono i 12 milioni di animali che vengono usati ogni anno in Europa per finalità di ricerca. Una statistica dalla quale vengono generalmente escluse le specie invertebrate e gli animali uccisi per utilizzare tessuti e organi. Ed ecco che cosa si sono inventati a Bruxelles come “compromesso”, per usare le parole della Jeggle.

Il professor Agostino Macrì è stato per anni uno dei massimi ricercatori all’Istituto Superiore di Sanità, oggi scrive per alcune riviste scientifiche: “Io ho fatto quasi sempre sperimentazione sui ratti, non sono contrario alla sperimentazione scientifica con test sugli animali. Ci sono farmaci che possono essere testati sull’uomo se non dopo una prima fase di test fatta sugli animali. Certo, però, se dovesse passare il principio generale a livello europeo che si possono riutilizzare per più esperimenti gli stessi animali, sarei contrario. Mi sembra una inutile tortura. Come sono contrarissimo a usare animali cosiddetti randagi, portatori di per se di altre malattie. Oggi comunque in Italia – continua Macrì – per la sperimentazione su cani e gatti o su altre specie al di fuori dei ratti, bisogna chiedere una deroga, una autorizzazione al ministero della Salute che la sottopone poi al vaglio di una commissione in seno all’I.S.S”. E già la normativa italiana, la n.116/92, è parecchio restrittiva sulla sperimentazione su quasi tutte le specie animali.

“In realtà- dice Brocca – domani potrebbe diventare tutto più difficile o più semplice a guardarlo dalla parte dei vivisettori e dei grandi gruppi che dalla vivisezione traggono profitto. Infatti l’articolo 2 della nuova Direttiva esclude che si possano apportare migliorie alla Direttiva nella fase di recepimento. Tutt’al più l’Italia potrà chiedere di mantenere delle misure più restrittive, se già le possiede. Ma avrà voglia di farlo?”. Il timore è che per competere con gli altri 26 Paesi dell’Unione, il nostro governo non si batta abbastanza e decida di adeguarsi integralmente a questa Direttiva tutta giocata al ribasso.

Bruno Fedi, già docente universitario in medicina a Roma e poi a Terni, è un luminare del cancro dell’urotelio. Fedi è un “pentito” della sperimentazione scientifica sugli animali: “Dopo 15 anni di sperimentazione all’università su cavie, topi, criceti, cani e gatti, un bel giorno mi sono reso conto che i risultati erano o inutili o dannosi e ho deciso così di liberare tutti gli animali del laboratorio. Torturare e uccidere animali, per sperimentare cosmetici, farmaci o altro, è una ingiustificabile crudeltà, a meno che non vi sia una reale utilità per l’uomo. Faccio notare – continua Fedi – che i risultati degli esperimenti su animali, possono essere, sull’uomo, uguali, diversi, o addirittura opposti e per verificarlo bisogna ripetere gli esperimenti sull’uomo. Questo fatto è ormai riconosciuto da prestigiose riviste e organizzazioni di controllo o di ricerca internazionali. Le grandi industrie si ostinano a praticare esperimenti su animali solo perché così facendo “l’iter” di molecole farmacologiche nuove, prima della immissione sul mercato, diventa più complesso e costoso, escludendo le piccole industrie e i paesi poveri dal progresso scientifico. Vogliamo metterci in testa che la struttura genetica di un animale è diversa da quella di un uomo! Non siamo, come ha scritto un mio illustre collega su Nature (si tratta dell’autorevole scienziato Thomas Hartung ndr), topi che pesano 70 kilogrammi. Gli uomini assorbono le sostanze in modo diverso, le metabolizzano in modo diverso. Vi sono metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali, come quelli sulle cellule coltivate o quelli sui tessuti umani che si possono prelevare dagli arti amputati, che danno risultati di gran lunga migliori”.

Secondo la Leal, anche in materia di metodi alternativi alla sperimentazione animale il testo che sarà votato a Strasburgo segna un pericoloso passo indietro rispetto a quello di due anni fa: “Infatti vengono resi obbligatori soltanto i metodi alternativi recepiti dalla normativa comunitaria, che al momento sono pochi. Il primo testo proposto della Commissione, invece, era molto più avanzato, includendo tutti i metodi sostitutivi disponibili e scientificamente soddisfacenti”.
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/30/vivisezione-linganno-dellunione-europea-prendi-un-animale-e-lo-torturi-tre-volte/52376/

1 commento:

paolo ha detto...

Io non sono un esperto in nessuna delle due parti pro o contro vivisezione ma, in questo primo scritto, umilmente, vorrei invitare le persone pro-sperimentazione, siano essi ricercatori o no, a percorrere insieme a me una traccia fatta di pensieri. Il più onestamente possibile. Nessuno di voi al mattino venendo al lavoro e guardando un albero, un cespuglio, un uccello, pensa che quelle son “cose” che lui non ha fatto, non ha costruito e non sa ricreare. Ed è qui la grande differenza. Un motore si può rifare come anche un orologio. Vi è un concetto ben chiaro alla base del loro progetto e costruzione. Così non è per un gabbiano o un semplice filo d’erba. Si ha a che fare con qualcosa che sfugge ad una pura concettualizzazione e perciò ad una sua realizzazione-copia. Essi rimandano, perché ne sono segno obiettivo, ad un “pensiero di costruzione” di un tipo diverso più evoluto e completo. Essi sono vivi. In essi vi è la Vita che fa la differenza. Una vita, badate bene, che noi non VEDIAMO ma di cui ne deduciamo l’esistenza attraverso effetti visibili. Se confronterete ora il vostro lavoro con questo decorso di pensiero risulterà evidente che non siete “sintonizzati” con esso. Voi inducete trasformazioni corporee mediante l’introduzione di sostanze estranee, voi cercate nei tessuti, nei valori sanguigni, nelle ossa, nella carne quello che lì non c’è e non ci sarà mai. E alla fine “usate” simboli viventi di qualcosa di più alto già in sé, per un contenuto che a loro non compete. Un contenuto più basso del loro livello di appartenenza. Ed è qui, in questo Errore, che si generano le diversità di risultati con le diversità delle specie e, alla fine, con l’Uomo. Ai puri fini della Vita essa non è diversa se umana od animale. E se l’assioma della conoscenza è l’unione di percezione e pensiero allora il pensiero è il limite. Inteso come qualità, come mezzo di indagine. Che non è all’altezza dell’indagine. Ma che si vuole a tutti i costi usare per portare avanti una ricerca, per svariati motivi, che non hanno nulla a che fare con l’indagine. Avete iniziato con un Errore, state continuando in esso senza alcun rispetto nei confronti del Principio della Vita, con una mancanza di coerenza e coscienza spaventose nei confronti della vostra ricerca e dei mezzi che usate. La vostra miopia interiore scade nella meccanica della procedura e sfocia nella arroganza di risultati mai evidenti. Non dite bugie. Siamo noi gli Oggetti della situazione sanitaria. Quella che dovrebbe essere la maggior fruitrice del vostro lavoro. Avete sconfitto la poliomelite ? sono arrivati i tumori. Sconfiggerete i tumori ? e verranno altre malattie o modificazioni di esse. Aspettative di vita ? Due , tre, cinque anni in più ? Attaccati ai blister o a tubetti ed aghi ad ottanta e più anni? Sostanze nuove? Ne abbiamo a centinaia e funzionano. Un problema di umiltà. Vedo invece germi parassiti che si nutrono di raccolte fondi, frutto di paure e speranze illuse, incapaci di creare valore se non per i loro corruttori. L’altra fonte. La vostra alterigia ed arroganza le abbiamo viste sui volti e nei toni delle risposte alla Garattini e di tanti “professori e primari didattici”. Profanatori di simboli superiori viventi, burattini in mano alla regista Brama. “E le stelle stanno a guardare” è il vostro periodo. Oggi siete anacronistici. Oggi che abbiamo scoperto il vostro Errore. La sperimentazione senza animali è ancora tutta da scoprire. Abbiate il coraggio e la volontà di intraprendere questa strada per rispetto nei confronti della Vita.

Paolo Verzegnassi

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