mercoledì 5 gennaio 2011

scorie radioattive: container radioattivo a Genova, c’è un piano segreto??!!


Da luglio del 2010 su un molo di Voltri, circondato da una barriera di container pieni di acqua e pietre, è fermo in attesa di bonifica un contenitore con cobalto radioattivo, probabilmente prodotto di residui sanitari. Sei mesi di vertenze e scioperi, adesso la decontaminazione è annunciata per febbraio.

Nessuno può avvicinarsi a quel container da mesi. E nemmeno dovrebbero farlo i pescatori della domenica, che si arrampicano, nonostanti i divieti dell’Autorità portuale, sugli scogli al limitare dei piazzali del terminal per appollaiarsi con le loro canne a qualche metro dal pericolo. Il container sprigiona radiazioni. Da una misteriosa e ancora non identificata scatoletta di cobalto, capace di rilasciare raggi gamma per chilometri se lasciata a cielo aperto. Invece è sigillata, tra le pareti di un parallelepipedo di lamiera isolato in mezzo a un’area del porto liberata da tutto e tutti: dagli operatori e dai visitatori occasionali su gomma. È laggiù, in quarantena sul cemento del sesto e ultimo modulo del porto di Pra’ Voltri, il nuovo incubo del ponente genovese. È il container radioattivo, sbarcato a Genova il 14 luglio scorso da una nave di Msc proveniente dal Medio Oriente e destinato a un’azienda dell’Alessandrino, finito in gran segreto al centro di un intrigo internazionale, giudiziario e amministrativo, che ha alimentato inquietudine tra gli abitanti e persino una serie già nutrita di leggende metropolitane, dopo aver suscitato l’interesse concreto dell’apparato dei servizi di sicurezza nazionale.

UN CONTAINER radioattivo che a 100 metri di distanza emette valori cinque volte superiori al "fondo naturale" (quelli che normalmente si rilevano). E' fermo nel porto di Voltri dal luglio scorso, quando l'allarme scattò durante una verifica dei tecnici del Terminal: gli indicatori degli strumenti dedicati alla ricerca di materiali radioattivi impazzirono, sul posto furono chiamati i vigili del fuoco e gli esperti dell'Azienda regionale. Il container fu isolato, allontanato dal cuore delle attività portuali e collocato su un molo del cosiddetto "Sesto Modulo", in attesa di interventi di bonifica che - fu garantito - sarebbero stati rapidissimi. Dopo sei mesi di scioperi e vertenze, lavoratori e città aspettano ancora.

L'Unità Tecnica Complessa Regionale dell'Arpal ha sempre assicurato che le emissioni radioattive non sono elevate, ma ha comunque suggerito "le opportune attenzioni". Fu lo speciale Nucleo Batterio-Chimico-Radioattivo dei vigili del fuoco ad individuare la natura del materiale: cobalto-60, proveniente da una "sorgente" utilizzata dalle strutture sanitarie per la cobaltoterapia, oppure da industrie che eseguono controlli non distruttivi sui metalli, cioè radiografie. Il container era arrivato in nave a Genova da Gedda - Arabia saudita - con uno scalo intermedio nel porto di Gioia Tauro. Conteneva ufficialmente materiali ferrosi, e fu sbarcato al Vte il 14 luglio. L'importatore era un'azienda della provincia di Genova. La prevista decontaminazione di rimando in rimando sarebbe ora slittata a febbraio, con l'intervento di un robot.

Nell'attesa, il container radioattivo è rimasto fermo a Voltri. La magistratura ha in corso un'inchiesta. Secondo un preventivo fornito da una ditta specializzata di Milano i costi della bonifica dovrebbero aggirarsi intorno agli 800.000 euro, forse un milione.


Il rischio è remoto, ma non si vogliono mettere in pericolo vite umane. È il motivo della cautela con cui viene affrontato il caso del container radioattivo che si trova, dallo scorso luglio, al terminal genovese di Prà-Voltri.

I tempi, le circostanze, le modalità con cui il container è approdato a Genova suggeriscono un supplemento di precauzione. Ed è per questo che il contenitore sarà super-blindato, e aperto solo da un robot.

Ma quali sono i motivi che hanno indotto le autorità italiane a fare, di questo, un caso unico nella storia degli allarmi radioattivi? Bisogna andare all’indietro. Alla metà dello scorso anno, quando gli Stati Uniti mettevano in guardia il mondo intero proprio mentre il container radioattivo, proveniente da Ajman con il suo contenuto di rame e cobalto, viaggiava verso Genova: «Al Qaeda sta organizzando attentati con “bombe sporche” contro l’occidente. È prudente evitare luoghi affollati come i monumenti simbolo delle metropoli», diceva Barack Obama, citando fonti del suo apparato di sicurezza. “Bombe sporche”, ordigni di cui il cobalto 60 può essere, insieme con l’esplosivo tradizionale, uno dei componenti.

In quegli stessi giorni, nel porto calabrese di Gioia Tauro, dove avrebbe fatto scalo la nave Malaga di Msc, bandiera tedesca e destinazione Genova, era incorso una maxi operazione anti-terrorismo, condotta dalla Direzione investigativa Antimafia con la partecipazione, mai confermata ufficialmente, ma certa, della Cia. Si cercavano contenitori carichi di esplosivo,T4, tritolo, la stessa carica che fece saltare Falcone e Borsellino, con le rispettive scorte. Esplosivo che fu trovato il mese successivo, e in enorme quantità: sette tonnellate.

Ecco il perché della mobilitazione che sta tenendo in ansia Genova.

fonti : http://genova.repubblica.it, http://www.ilsecoloxix.it

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