Google

Visualizzazione post con etichetta ELETTRICITA' DA ONDE MARE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ELETTRICITA' DA ONDE MARE. Mostra tutti i post

lunedì 17 agosto 2009

materiali piezoelettrici: PER EVITARE LA CORROSIONE DEL MARE NEGLI IMPIANTI CHE TRAGGONO ENERGIA DAL MARE


Le onde marine sono una delle tre fonti di energia che il mare può offrire. Le altre sono il moto di marea e lo sfruttamento dell’energia termica immagazzinata nell’oceano. Gli impianti sono ancora in fase di sperimentazione, si stima però che le onde possano fornire circa 3 milioni di megawatt, e che siano una fonte di energia paragonabile ai generatori eolici.
Due sistemi. Attualmente vengono utilizzati sistemi fissi o galleggianti. Del primo tipo fa parte la “colonna oscillante”, installata sulla riva: l’onda entra ed esce dall’imboccatura, creando una depressione che mette in moto una turbina. Un sistema galleggiante è invece costituito da una turbina posta al largo, legata alla riva con cavi, che ruota grazie al moto ondoso.
Il vero nemico: la ruggine. Questi due sistemi hanno un difetto: sono costituiti da parti metalliche che, nel mare, si corrodono. Il problema è stato risolto grazie all’introduzione di materiali piezoelettrici, che hanno la proprietà di produrre energia elettrica quando vengono sottoposti a tensione meccanica, per esempio perché oscillano ma sono saldamente ancorati sul fondo del mare. È già in fase di prova una serie di zattere installate al largo del Golfo del Messico.

LEGGI ANCHE:

Ocean Treader e Wave Treader, dispositivi galleggianti che convertono il moto ondoso in energia

ENERGIA PULITA DALLE ONDE E DALLE MAREE

corrente elettrica a bassissimo costo dalle onde del mare

mercoledì 9 luglio 2008

ELETTRICITA' DA ONDE MARE 08-07-2008

(ANSAmed) - MADRID, 9 LUG - Sono grossi cilindri e alcuni sembrano enormi vermi, altri polpi giganti che allungano i tentacoli sotto la superficie dell'Oceano. Sono i prototipi di generatori di elettricita' dalle onde marine, una nuova fonte di energie rinnovabili sulla quale punta la Spagna, sull'esempio della Scozia e del Portogallo, che hanno fatto da apripista. La Cantabria, la Galizia e i Paesi Baschi, tutte affacciate sull'Oceano e sul mar Cantabrico, guidano la ricerca scientifica nel settore, con la realizzazione di impianti marini che mirano a sfruttare l'alto potenziale di energia delle onde. Un'energia che ha ancora prezzi non competitivi, ma che il governo spagnolo ha inserito, al pari di quella solare o eolica, nel Programma di Energie Rinnovabili 2011-2020. In un arco di cinque anni, secondo le previsioni piu' ottimistiche, l'energia marina potrebbe rifornire una popolazione di 300.000 persone in Spagna, pari agli abitanti della regione La Rioja.

''Siamo ancora nella fase pre-commerciale, studiando i diversi prototipi'' ha spiegato a El Pais il direttore dell'Istituto per la Diversificazione e il Risparmio dell'energia (Idae) del ministero dell'Industria, Enrique Jimenez Larrea. Fra le varie forme di sfruttamento, delle maree e delle correnti, dell'energia termica dell'oceano, o del movimento delle onde, i ricercatori spagnoli hanno optato per quest'ultima possibilita'. A settembre, a un miglio dalla costa di Santona, in Cantabria, sara' installata da Iberdrola in via sperimentale una boa di 12 metri di diametro, appena visibile sulla superficie del mare. Il movimento delle onde agira' sul galleggiante interno in modo che salga e scenda con violenza, provocando un' energia meccanica che sara' inviata a una pompa idraulica e, attraverso una condotta, a un alternatore. La corrente uscira' all'esterno attraverso un cavo.

Altri prototipi saranno installati nel porto di Mutriku, in Guipuzcoa, e in Galizia, dove sara' utilizzato un modello gia' impiegato in Portogallo: Pelamis, in greco cobra marino, che e' un grande verme articolato, ancorato sul fondo marino, che produce energia grazie al movimento dei vari componenti assemblati in superficie. I tre impianti, secondo i calcoli dell'Idae, dovrebbero produrre energia per la potenza di 10 kilowatt entro i prossimi cinque anni, per raggiungere fra i 300 e i 500 megawatt entro il 2020, anno in cui, secondo l'impegno assunto con la Ue, la Spagna dovra' produrre il 20% della sua energia con fonti pulite o alternative. Le prime centrali di sfruttamento delle onde marine sono state realizzate in via sperimentale nel 2000 in Scozia e alle Azzorre, ed attualmente esistono decine di progetti di prototipo. La centrale portoghese di Aguacadoura e' stata la prima fra tutte ad entrare in funzione in via non sperimentale, inizialmente con una potenza di 2,25 megawatt, ma con l'obiettivo di raggiungere i 500 megawatt in 15 anni, per provvedere al 20% del fabbisogno nazionale di energia.

Fra i limiti attuali dell''energia blu', quello dei costi, ancora piu' che doppi rispetto all'energia solare e dieci volte superiori a quelli dell'energia eolica. Ed anche l'eventuale impatto sulla flora e la fauna marina che, secondo le organizzazioni ecologiste, non e' ancora stato del tutto valutato, anche se, come spiegano a Greenpeace, ''e' sicuramente fra i sistemi meno dannosi per la produzione energetica''. Da parte sua, il governo spagnolo e' convinto che l'investimento nella ricerca nel campo valga la spesa. Esperti del settore calcolano infatti che in futuro il mercato globale dell'energia delle onde marine varra' 325 miliardi di euro. E le grandi compagnie elettriche spagnole vogliono esserci. (ANSAmed).

Lettori fissi

Visualizzazioni totali