domenica 3 maggio 2009

Antartide: RISCALDAMENTO GLOBALE, CROLLI E DISTACCHI DI GHIACCIO


Sotto lo sguardo puntuale del satellite europeo Envisat, il ghiaccio che avvolge da oltre un secolo le isole antartiche di Charcot e Latady sta andando letteralmente a pezzi. Il ponte di ghiaccio, che permetteva almeno teoricamente di raggiungere "via terra" le isole dell'arcipelago di Wilkins dal Sesto continente, non esiste più (vd immagini Esa/Envisat) . Ancora nel 1951, quando fu fotografato e misurato per la prima volta dagli aerei britannici e statunitensi, era largo più di 80 km. Poi una progressiva riduzione durante i mesi estivi, che si è fatta sempre più accentuata: ora che siamo ancora nella prima fase dell'autunno dell'emisfero meridionale, il cedimento, lungo il fronte residuo di quasi 20 chilometri è stato registrato praticamente in diretta dal satellite europeo Envisat. Quella che era una piattaforma di ghiaccio è ormai un campo dilaniato da compressioni e distacchi di iceberg di ogni dimensione.
Il termometro Wilkins
Trovandosi da sempre – cioè da meno di un secolo – al centro della contesa tra le zona di influenza britannica e quella cileno-argentina, l'arcipelago di Wilkins è tra i territori meglio conosciuti dell'Antartico. E' un'area grande quanto la Svizzera intorno ai 70 gradi di latitudine sud, dove la massa del continente si estende verso il Sud America lungo i mille chilometri della penisola antartica. La calotta di Wilkins propriamente detta, scoperta dall'esploratore francese Jean-Baptiste Charcot proprio un secolo fa, è un campo di ghiaccio di forma rettangolare lungo 150x110 chilometri. Le isole di Charcot e Latady sorgono lungo il perimetro esterno di fronte all'isola di Alexander. Quest'ultima, con i suoi 49mila km quadrati (più della somma di Lazio e Lombardia) è la maggiore delle isole antartiche. La calotta Wilkins è una delle dieci superfici della Penisola Antartica dove negli ultimi anni i satelliti per l'osservazione della Terra hanno registrato una regolare riduzione del ghiaccio. Sono zone di transizione climatiche che vengono per questo considerate una sorta di termometro degli eventi globali. Quei segnali che, secondo il panel sulla Clima delle Nazioni Unite, indicano in maniera inequivocabile l'impatto del riscaldamento globale sul nostro pianeta


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