mercoledì 10 giugno 2009

DIRITTI UMANI: ORGANIZZAZIONI DENUNCIANO VIOLAZIONI IN AMAZZONIA


Il governo deve fare chiarezza: lo hanno chiesto i rappresentanti di cinque organizzazioni locali a difesa dei diritti umani, sollecitando l'esecutivo a indagare sulle denunce di violazioni e abusi da parte della polizia contro le popolazioni indigene amazzoniche dopo gli scontri dello scorso fine-settimana lungo la strada Fernando Belaunde Terry che unisce i centri di Tarapoto e Yurimaguas.

Secondo cifre ufficiali - riferisce l'agenzia missionaria Misna - sarebbero 24 gli agenti rimasti uccisi e nove i civili; testimonianze locali, non ancora verificabili, parlano invece di decine di morti tra i nativi che da giorni occupavano la strada per protesta contro le politiche di sfruttamento delle risorse naturali e accusano la polizia di aver occultato i loro cadaveri gettandoli in un fiume.
''Ci sono indizi da verificare, dobbiamo sapere la verita''', ha detto Ernesto de la Jara dell'Instituto de Defensa Legal (Idl). La Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) ha condannato ''energicamente'' le violenze sottolineando che ''la criminalizzazione della legittima mobilitazione e protesta sociale, sia attraverso la repressione diretta dei manifestanti o attraverso inchieste o processi penali, e' incompatibile con una societa' democratica''; un richiamo che Lima ha seccamente respinto.

La ''Defensori'a del Pueblo', l'ufficio per i diritti civili, trasformatosi in primo mediatore tra indigeni e governo - scrive ancora Misna - ha per il momento smentito l'esistenza di fosse comuni segnalate nella zona di Bagua, dove si sono concentrati gli scontri; a Bagua, presidiata dall'esercito, resta in vigore il coprifuoco dalle 18:00 alle 06:00, mentre i circa 1000 indigeni rifugiatisi presso le strutture della parrocchia di Bagua Grande stanno facendo ritorno ai loro villaggi, scortati da centinaia di soldati.

Il clima resta tuttavia teso e si teme il rischio di nuove violenze. Intanto l'ambasciata del Nicaragua a Lima ha riferito di aver accolto la richiesta di asilo politico rivolta da Alberto Pizango, presidente dell'Associazione interetnica della selva peruviana (Aidesep), accusato dalla magistratura di ''sedizione'' e ''ribellione''. L'Aidesep e' la sigla che riunisce oltre un migliaio di comunita' indigene amazzoniche protagoniste da due mesi della piu' imponente mobilitazione contro il governo del presidente Alan Garci'a a cui viene chiesta la deroga di un pacchetto di decreti approvati lo scorso dicembre nel piano di adeguamento della legislazione previsto dal Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, ritenuti lesivi dei diritti dei popoli originari sulle loro terre..

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