domenica 20 settembre 2009

RISCALDAMENTO DEI MARI: GIà 2030 SCOMPARIRANNO ghiacci sull'Oceano Artico


L'area ghiacciata dell'Oceano Artico si restringe esponenzialmente: già oggi siamo ai livelli previsti per il 2080 e già tra vent'anni potrebbero scoparire del tutto i ghiacci che ricoprono il mare. ''Il 2009 si classifica al terzo posto – dopo 2007 e 2008 – tra gli anni peggiori per la perdita di superficie della calotta polare artica'', denuncia 'Greenpeace' che del fenomeno fa un altro segnale d'allarme per i leader del mondo che si riuniranno al vertice Onu di Copenhagen per trovare un accordo per contenere i cambiamenti climatici catastrofici.

La notizia arriva dalla nave rompighiaccio di Greenpeace 'Arctic Sunrise', che sta effettuando una spedizione nell’Artico. Lan ave ecologista si trova ora al largo della costa nord-orientale della Groenlandia, di fronte all’arcipelago norvegese delle Isole Svalbard. Peter Wadhams, esperto di fama mondiale, si è aggregato all'equipaggio per effettuare ricerche sullo stato di riduzione dei ghiacci dell’Oceano Artico.

“Stiamo entrando in una nuova epoca di fusione dei ghiacci dell’Oceano Artico a causa del riscaldamento globale” spiega il dott. Peter Wadhams. “Nel giro di vent’anni l’Artico arriverà alla fine del periodo estivo completamente privo dei ghiacci che ricoprono il mare. Non possiamo più fare affidamento sui modelli di previsione usati fino ad oggi, che hanno sovrastimato le condizioni reali già dagli anni ‘80”.

Peter Wadhams, dell’Università di Cambridge, coordina un gruppo di scienziati indipendenti che studia le differenti velocità di fusione di vari tipi di ghiaccio, per spiegare perché alcune aree dell’Artico stiano scomparendo più velocemente di quanto si prevedesse fino a qualche anno fa.

“L’estensione dei ghiacci dell’Oceano Artico diminuisce da oltre trent’anni, ma nell’ultima decade abbiamo assistito a una preoccupante accelerazione del fenomeno”, ricorda Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Clima di Greenpeace, che sottolinea come nell’estate del 2007 si sia ''raggiunto infatti il minimo storico, circa 4,3 milioni di chilometri quadrati, un valore che era previsto per il 2080”.

“È il terzo minimo in tre anni: l’ennesimo grido d’allarme sullo stato del Pianeta”, afferma Melanie Duchin, capo spedizione a bordo dell’Arctic Sunrise. “I leader del mondo devono rendersi conto del pericolo che corriamo e impegnarsi per raggiungere a Copenaghen un accordo coraggioso, ambizioso ed efficace” conclude la Duchin.

Il vertice ''COP 15'', promosso dall'Onu per trovare un accordo che sostituisca il 'Protocollo di Kyoto' del 1997, si svolgerà nella capitale danese dal 7 al 18 dicembre prossimi e vedrà la partecipazione delle delegazioni di 180 paesi. Ma la crisi economica rischia di ridimesionarne gli obiettivi fondamentali. Greenpeace chiede ai Paesi industrializzati d'impegnarsi per la riduzione delle proprie emissioni di gas serra del 40% entro il 2020 - rispetto ai valori del 1990 - e a fornire risorse finanziarie ai Paesi in Via di Sviluppo per almeno 110 miliardi di euro all’anno fino al 2020 per aiutarli a ridurre la crescita delle loro emissioni del 15-30% al 2020.

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