venerdì 11 dicembre 2009

Oceani più acidi, rischio estinzione di massa

Il vertice sul clima di Copenaghen focalizza l'attenzione sul problema legato all'acidificazione degli oceani.
Tagli 'profondi e immediati' alle emissioni di gas serra 'sono indispensabili per dare uno stop all'acidificazione degli oceani e impedire l'estinzione di massa delle specie marine, l'insicurezza alimentare e gravi danni per l'economia mondiale'.Infatti l'acidita' degli Oceani e' aumentata del 30% in 250 anni, ovvero con l'industrializzazione.

I mari diventano sempre più acidi perché l'acqua ha la proprietà di assorbire anidride carbonica in quantità enorme, come dimostra l'esperienza quotidiana delle bevande gassate «addizionate con acido carbonico». Ma in 250 anni insieme con l'aumento della CO2 nell'aria è cresciuta di un terzo la presenza di anidride carbonica disciolta nelle acque del mondo. Ciò può mettere a rischio la vita dei mari: non solamente le spettacolari forme viventi come i coralli o i pesci dai colori sgargianti, ma soprattutto sono a rischio di morte acida le alghe (che producono ossigeno) e i pesci indispensabili all'alimentazione umana.

Per questo motivo un organismo internazionale, l'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), ha presentato a Copenaghen durante la Cop15 sui cambiamenti climatici uno studio e un appello ai governi del mondo perché conseguano tagli «profondi e immediati» alle emissioni di gas scaldaclima. Una riduzione forte dell'anidride carbonica e degli altri gas serra «è indispensabile per dare uno stop all'acidificazione degli oceani e impedire l'estinzione di massa delle specie marine, l'insicurezza alimentare e gravi danni per l'economia mondiale».

Nella ricerca, lo l'Iucn riassume le più recenti rilevazioni scientifiche sul processo di acidificazione degli oceani e riassume nel dettaglio le azioni urgenti per fermare il fenomeno. «Tale fenomeno può essere meglio descritto come il gemello cattivo del cambiamento climatico», spiega Dan Laffoley, vicepresidente Iucn della Commissione mondiale sulle aree protette. «Abbiamo voluto realizzare questo rapporto sui tanti modi con cui l'acidificazione degli oceani può alterare il funzionamento dell'oceano viste le possibili conseguenze devsatanti di tale fenomeno. Ma ci auguriamo anche che questa guida possa funzionare da campanello d'allarme per i decisori».

Qualche dato. Gli oceani rappresentano circa la metà delle risorse naturali del pianeta ma – in questo caso – sono anche un serbatoio incredibile di anidride carbonica: sono capaci di sciogliere nell'acqua circa un quarto di tutta l'anidride carbonica emessa ogni anno. Nel frattempo, i mari del mondo producono – tramite le alghe, a partire dalla massa enorme ma invisibile di alghe microscopiche e unicelllari – la metà del'ossigeno dell'aria. Ma da quando è partita l'industrializzazione, l'acidità delle acque oceaniche è aumentata del 30%. Sono stati rilevati – tramite indicatori di tipo geologico – livelli di forte acidità dei mari, i quali sono sempre corrisposti a eventi di estizione di specie viventi. Secondo il rapporto, se i livelli di CO2 nell'aria continuassero ad aumentare con questa tendenza, l'acidità potrebbe crescere del 120% entro il 2060, un livello mai raggiunto in 21 milioni anni. Entro il 2100, questo dicono allarmati gli esperti dello Iucn, il 70% dei coralli verrà esposto ad acqua corrosiva.

Nessun commento:

Lettori fissi

Visualizzazioni totali