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venerdì 2 marzo 2012

ACIDIFICAZIONE DEGLI OCEANI : Allarme per gli oceani malati non sono mai stati così acidi

I mari stanno assorbendo circa un quarto delle emissioni di CO2 rilasciate nell'atmosfera, abbassando notevolmente il pH della propria superficie: aumenta la presenza di CO2 nell'atmosfera e aumenta la velocità con cui si dissolve nell'acqua di mare, promuovendone l'acidificazione

Il livello di anidride carbonica (CO2) negli oceani non è mai stato così alto: è quanto dimostra uno studio che ha ricostruito per la prima volta l'andamento dell'acidificazione degli oceani, dovuta all'anidride carbonica, nel corso degli ultimi 300 milioni di anni. Il lavoro, pubblicato su Science, si deve a un gruppo di ricerca internazionale coordinato da Barbel Honisch, della Columbia University.

Secondo i ricercatori, dal momento che i dati attuali relativi alla CO2 in atmosfera sembrano non avere precedenti storici non è chiaro come in futuro il fenomeno influenzerà l'acidità degli oceani e quali potrebbero essere le conseguenze. "Sappiamo che la vita durante gli eventi passati di acidificazione degli oceani non è stata spazzata via, nuove specie si sono evolute per sostituire quelle estinte. Ma se le emissioni di carbonio industriali continueranno al ritmo attuale, potremmo perdere organismi come barriere coralline, ostriche e salmoni", ha osservato Honisch.

Esaminando i dati relativi agli ultimi 300 milioni di anni, i ricercatori hanno individuato un periodo nel quale la quantità CO2 è aumentata nell'atmosfera, anche se non velocemente come oggi. Il periodo, chiamato Paleocene-Eocene Thermal Maximum (Petm), risale a 56 milioni di anni fa e i ricercatori hanno osservato che nell'arco di circa 5.000 anni il carbonio è misteriosamente raddoppiato nell'atmosfera, facendo aumentare le temperature medie globali di circa 6 gradi e cambiando drammaticamente il panorama ecologico.

Come risultato si estinsero metà degli organismi unicellulari della specie di foraminiferi bentonici e ciò "potrebbe suggerire che anche gli organismi della catena alimentare superiore potrebbero essere scomparsi", ha osservato una delle autrici, Ellen Thomas, della università di Yale. I ricercatori stimano che durante questo periodo il Ph marino sia sceso di 0,45 unità e di conseguenza gli oceani sono diventati più acidi. Negli ultimi cento anni la CO2 atmosferica è aumentata di circa il 30% e il Ph oceanico è diminuito di 0,1 unità, arrivando a 8,1, un tasso di acidificazione, osserva Honisch, almeno 10 volte più veloce rispetto a quello di 56 milioni di anni fa.

martedì 31 maggio 2011

CO2 : nuovo record delle emissioni. Nel 2010 cresciute del 5% rispetto all'anno prima, quando erano calate a causa della crisi economica globale

L'ambiente deve «ringraziare» la crisi economica. Solo il rallentamento globale dell'economia nel 2009 aveva fatto diminuire le emissioni di anidride carbonica, il più diffuso gas serra. Nel 2010, infatti, con la ripresa della produzione industriale su scala globale, sono state sparate nell'atmosfera 30,6 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2, pari a un aumento del 5% delle emissioni rispetto all'anno precedente. Lo rivela l'Agenzia internazionale di energia (Aie), secondo la quale le emissioni di biossido di carbonio l'anno scorso sono state «le più alte della storia».

LIMITI - Superato di slancio quindi il precedente record di 29,3 gigatonnellate che risaliva al 2008. Il problema consiste, riporta l'Aie, nel fatto che l'80% dell'incremento delle emissioni relativo al settore energetico previsto per il 2020 è già stato raggiunto, poiché è dovuto a impianti già realizzati o in fase di costruzione. Tutto ciò mette fortemente in dubbio il limite massimo di 2 gradi dell'incremento della temperatura media globale fissato al vertice di Cancun dello scorso dicembre, come ha illustrato Fatih Birol, capo economista dell'Aie (agenzia dell'Ocse). Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessario non superare il limite di 450 ppm (parti per milione) di gas serra nell'atmosfera. Con l'incremento del 2010, invece, si è toccato il tetto di 390 ppm solo per la CO2, al quale però vanno aggiunti gli altri gas serra: metano soprattutto (1,75 ppm attuali) che produce un effetto di riscaldamento globale decine di volte superiore all'anidride carbonica, e poi ossido di azoto (0,3 ppm) con effetto di riscaldamento centinaia di volte maggiore. L'analisi delle carote di ghiaccio estratte nelle calotte polari dimostra che il livello di CO2 prima dell'inizio della rivoluzione industriale era di 280 ppm.

AVVISO AL MONDO - «Le nostre analisi sono un ennesimo avviso al mondo», ha commentato Birol. «Ci avviciniamo già oggi al limite che invece dovrebbe essere raggiunto nel 2020. Se non verranno assunte decisioni drastiche, sarà molto difficile rispettare l'accordo di Cancun». Gli studi geologici hanno dimostrato che, durante le ere, quando si è raggiunto, per motivi naturali, il limite di 500 ppm di anidride carbonica nell'atmosfera, si sono innescati meccanismi di estinzione diffusa sul pianeta.

ACIDIFICAZIONE - Mentre veniva diffusa l'analisi dell'Aie, un nuovo studio che sarà pubblicato sul numero di giugno di Nature Climate Change, lancia un nuovo allarme sull'acidificazione delle acque degli oceani. Un'analisi effettuata dall'Università di Miami, dall'Istituto australiano di scienze marine e in Germania dall'Istituto Max Planck di microbiologia marina, ribadisce che l'acidificazione dei mari, insieme all'aumento delle temperature dell'acqua farà diminuire entro la fine del secolo in modo netto la biodiversità e le capacità di recupero degli ecosistemi delle barriere coralline. Il pH degli oceani è sceso in pochi anni da 8,2 a 8,1: sembra poco ma la scala è logaritmica. Gli studosi hanno evidenziato che nel 2100 potrebbe arrivare a 7,7 e a quel punto la sviluppo delle barriere coralline si bloccherà. L'acidità degli oceani è legata alla quantità di CO2 disciolta: più l'acqua è calda, maggiore è il rilascio di anidride carbonica gassosa. Se l'acqua è più acida, gli organismi marini che costruiscono le conchiglie o il proprio esoscheletro (placton) partendo dal carbonato di calcio disciolto in acqua, rischiano di scomparire perché l'acidità fa sciogliere il loro guscio di aragonite. E questi organismi sono alla base della catena alimentare.
FONTE: http://www.corriere.it/ambiente/11_maggio_30/record-emissione-co2_c6696626-8ab8-11e0-93d0-5db6d859c804.shtml

martedì 25 gennaio 2011

oceani assorbono 1/3 emissioni

Gli oceani assorbono attualmente circa un terzo delle emissioni di Co2 del Pianeta. Questa capacita' li sta rendendo sempre piu' acidi con ripercussioni su ecosistemi e biologia marina, tema sul quale hanno discusso ad Okinawa, in Giappone, gli scienziati del gruppo intergovernativo dell'Onu, Ipcc. Il gruppo, di cui fa parte l'italiano Riccardo Valentini, dovra' produrre il Quinto rapporto Ipcc sul cambiamento del clima, per il quale l'acidificazione degli oceani e' 'una componente fondamentale'.

venerdì 11 dicembre 2009

Oceani più acidi, rischio estinzione di massa

Il vertice sul clima di Copenaghen focalizza l'attenzione sul problema legato all'acidificazione degli oceani.
Tagli 'profondi e immediati' alle emissioni di gas serra 'sono indispensabili per dare uno stop all'acidificazione degli oceani e impedire l'estinzione di massa delle specie marine, l'insicurezza alimentare e gravi danni per l'economia mondiale'.Infatti l'acidita' degli Oceani e' aumentata del 30% in 250 anni, ovvero con l'industrializzazione.

I mari diventano sempre più acidi perché l'acqua ha la proprietà di assorbire anidride carbonica in quantità enorme, come dimostra l'esperienza quotidiana delle bevande gassate «addizionate con acido carbonico». Ma in 250 anni insieme con l'aumento della CO2 nell'aria è cresciuta di un terzo la presenza di anidride carbonica disciolta nelle acque del mondo. Ciò può mettere a rischio la vita dei mari: non solamente le spettacolari forme viventi come i coralli o i pesci dai colori sgargianti, ma soprattutto sono a rischio di morte acida le alghe (che producono ossigeno) e i pesci indispensabili all'alimentazione umana.

Per questo motivo un organismo internazionale, l'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), ha presentato a Copenaghen durante la Cop15 sui cambiamenti climatici uno studio e un appello ai governi del mondo perché conseguano tagli «profondi e immediati» alle emissioni di gas scaldaclima. Una riduzione forte dell'anidride carbonica e degli altri gas serra «è indispensabile per dare uno stop all'acidificazione degli oceani e impedire l'estinzione di massa delle specie marine, l'insicurezza alimentare e gravi danni per l'economia mondiale».

Nella ricerca, lo l'Iucn riassume le più recenti rilevazioni scientifiche sul processo di acidificazione degli oceani e riassume nel dettaglio le azioni urgenti per fermare il fenomeno. «Tale fenomeno può essere meglio descritto come il gemello cattivo del cambiamento climatico», spiega Dan Laffoley, vicepresidente Iucn della Commissione mondiale sulle aree protette. «Abbiamo voluto realizzare questo rapporto sui tanti modi con cui l'acidificazione degli oceani può alterare il funzionamento dell'oceano viste le possibili conseguenze devsatanti di tale fenomeno. Ma ci auguriamo anche che questa guida possa funzionare da campanello d'allarme per i decisori».

Qualche dato. Gli oceani rappresentano circa la metà delle risorse naturali del pianeta ma – in questo caso – sono anche un serbatoio incredibile di anidride carbonica: sono capaci di sciogliere nell'acqua circa un quarto di tutta l'anidride carbonica emessa ogni anno. Nel frattempo, i mari del mondo producono – tramite le alghe, a partire dalla massa enorme ma invisibile di alghe microscopiche e unicelllari – la metà del'ossigeno dell'aria. Ma da quando è partita l'industrializzazione, l'acidità delle acque oceaniche è aumentata del 30%. Sono stati rilevati – tramite indicatori di tipo geologico – livelli di forte acidità dei mari, i quali sono sempre corrisposti a eventi di estizione di specie viventi. Secondo il rapporto, se i livelli di CO2 nell'aria continuassero ad aumentare con questa tendenza, l'acidità potrebbe crescere del 120% entro il 2060, un livello mai raggiunto in 21 milioni anni. Entro il 2100, questo dicono allarmati gli esperti dello Iucn, il 70% dei coralli verrà esposto ad acqua corrosiva.

lunedì 5 ottobre 2009

le emissioni di Co2 stanno rendendo le acque del Polo Nord sempre piu' acide


Si rischia un eco-disastro nell'Oceano Artico.Esperto francese lancia l'allarme: le acqua del Polo Nord sotto attacco dell'anidride carbonica. Secondo il professor Jean-Pierre Gattuso, del Cnrs, le emissioni di Co2 stanno rendendo le acque del Polo Nord sempre piu' acide ed entro 10 anni dovrebbero cominciare a erodere i gusci dei molluschi e crostacei. A rischio la catena alimentare. Nel 2018,in particolare, il 10% dell'Artico sara' acido a livelli corrosivi, il 50% nel 2010 e il 100% nel 2100.

lunedì 29 giugno 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE: il Mediterraneo soffoca, La temperatura in superficie e' aumentata di un grado in 30 anni.


Sempre piu' caldo e acido, con una proliferazione di mucillagini dall'Adriatico al Tirreno: a lanciare l'allarme e' Greenpeace. L'associazione ambientalista ha presentato un inedito dossier dal titolo 'Un mare d'inferno'. Dal rapporto emerge che il Mediterraneo soffoca e si presenta ogni estate con un malanno piu' o meno grave. E a rischio oltre all'ambiente sono anche la nostra sicurezza alimentare e il turismo. La temperatura in superficie e' aumentata di un grado in 30 anni.

Greenpeace lancia oggi il rapporto ''Un Mare d'Inferno - il Mediterraneo e il cambiamento climatico'', che conferma quello che anni di ricerche scientifiche ormai dimostrano in modo inequivocabile: anche il Mediterraneo sta cambiando, Alto Adriatico, mari del sud Italia (Sicilia, Puglia e Calabria), e Alto Tirreno (soprattutto Arcipelago Toscano e mar Ligure) registrano gia' gravi danni a causa del cambiamento climatico.

L'alterazione della concentrazione atmosferica della CO2 ha infatti effetti pericolosi anche sulla chimica degli oceani. Le acque del mare assorbono un quarto della CO2 che immettiamo nell'atmosfera - circa 20 milioni di tonnellate al giorno - e cio' provoca un aumento dell'acidita' degli oceani. L'effetto sui numerosi organismi marini dotati di uno scheletro o un guscio calcareo e' lo stesso di una goccia di succo di limone su un guscio d'uovo. La CO2 in acqua diventa acido carbonico e abbassa sia il pH (l'acqua diventa piu' acida) che la concentrazione dello ione carbonato, il ''mattone'' fondamentale per costruire lo scheletro e le conchiglie di numerosi organismi marini come coralli e conchiglie: tutte queste strutture diventano quindi piu' fragili e sensibili ad altri fattori d'impatto come l'innalzamento delle temperature e l'inquinamento.

Dall'inizio della Rivoluzione Industriale, l'acidita' degli oceani, intesa come concentrazione dello ione idrogeno (H+), e' aumentata del 30%, un cambiamento 100 volte piu' rapido di quello riscontrato negli ultimi milioni di anni.
E ancora, avverte il Rapporto: le temperature elevate ''aumentano in modo significativo'' l'infettivita' del batterio Vibrio shiloi, che risiede nel vermocane . Il batterio ''attivato'' causa danni notevoli non al vermocane ma al corallo Oculina patagonica, favorendone lo sbiancamento.

Un altro fenomeno sempre piu' frequente nel Mediterraneo e' quello delle mucillagini, sia nel Tirreno che in Adriatico che provocano un vero e proprio 'effetto soffocamento ' nei fondali.

Mentre in Adriatico si ritiene che la causa di questi aggregati sia la crescita esplosiva di alghe (diatomee e dinoflagellati) causati da improvvise variazioni del flusso del Po e quindi dei nutrienti immessi nel sistema , nel Tirreno si tratta di proliferazione di alghe filamentose.

Mentre si assiste a sempre piu' pesanti ''invasioni biologiche'' di specie che fino a pochi anni fa erano totalmente sconosciute nel Mediterraneo. Si tratta di specie invasive di provenienza subtropicale, penetrate da Gibilterra e soprattutto dal Canale di Suez. Questa ''porta artificiale'' e' stata aperta nel 1869 e (per la prima volta dopo qualche centinaia di migliaia, o forse milioni, di anni) ha messo in collegamento il Mediterraneo con il sistema Indo-Pacifico.
Ovviamente, alcuni invasori si sono subito ''precipitati'' nel Mediterraneo (si parla di ''specie lessepsiane'', dal nome dell'artefice della costruzione del Canale, Ferdinand Marie De Lesseps), ma il processo di colonizzazione del Mediterraneo da parte di queste specie aliene e' considerevolmente aumentato negli ultimi 15 anni per effetto di vari fattori, compreso il riscaldamento delle acque.

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