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mercoledì 23 giugno 2010

LATTE MATERNO: A MILANO PIU' INQUINATO CHE A NAPOLI.

Il latte delle mamme milanesi risulta leggermente piu' ''contaminato'' di quello delle napoletane.

Ma non e' un problema geografico ne' ambientale. Piuttosto e' una questione anagrafica. Nel capoluogo lombardo, infatti, l'eta' media del primo figlio e' tra 30 e 40 anni, mentre nel napoletano e' inferiore ai 30. Un dato che determina una maggiore o minore esposizione a agenti contaminanti ambientali che entrano nel corpo umano soprattutto attraverso il cibo (95%) e la respirazione, bio-accumulandosi nell'organismo. E' quanto risulta da uno studio della facolta' di Agraria della sede di Piacenza dell'Universita' Cattolica, che ha monitorato il latte materno delle neomamme di Milano, Piacenza e Giugliano, alle porte di Napoli, nel periodo 2008-2009 per analizzarne il livello di contaminazione. La ricerca, frutto della tesi di dottorato di Maria Malgorzata Ulaszewska, con la supervisione del docente di Eco tossicologia e contaminanti chimici negli alimenti Ettore Capri, e' stata realizzata grazie al sostegno dell'Istituto Mario Negri di Milano e dell'Ambulatorio Piccolo Daino di Piacenza, su un campione di 63 mamme, di cui 23 piacentine, 20 milanesi e 20 napoletane (queste ultime presumibilmente esposte ai fumi degli incendi illegali di immondizia urbana).

I risultati sono incoraggianti rispetto al passato: un livello piu' basso di diossine (dagli anni '90 a oggi ha registrato un calo del 60%, con punte del 90% se si guarda agli anni '80). Ma anche una minore presenza di PCB, agenti tossici e contaminanti, che, nello stesso arco di tempo, e' scesa del 20%. ''Un dato che pone i livelli di contaminazione italiani tra i piu' bassi in Europa - spiegano i ricercatori piacentini -. E che non deve allarmare: le diossine presenti nel latte materno sono naturalizzate nel corpo umano. Basti pensare che le misure ottenute analiticamente sono molto piu' piccole di una mezza goccia di acqua in una piscina olimpionica e sono molto inferiori ai limiti stabiliti dalla legge per i prodotti alimentari''.

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