venerdì 9 luglio 2010

FARMACI BIOSIMILARI : SCONOSCIUTI A UN MALATO DI TUMORE SU DUE

I farmaci biosimilari sono gia' una realta' nella pratica clinica ma restano un'incognita per un malato di tumore su due. Sei pazienti su dieci non sanno dire se queste molecole, simili ma non uguali all'originale ''biotech', siano gia' disponibili in Italia e il 46% ignora i possibili effetti collaterali. In mancanza di informazioni certe, solo il 15% sarebbe pero' disposto a cambiare il farmaco biologico che assume con una ''copia'' se il medico glielo proponesse e appena l'8% ritiene il minor costo un motivo valido per sostituire la propria terapia.

Sono i risultati del primo sondaggio nazionale sui pazienti promosso dalla Fondazione dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in collaborazione con la Societa' Italiana di Nefrologia (SIN), la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e l'Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMaC) condotto nel giugno 2010.

L'indagine rientra in un piu' ampio percorso di sensibilizzazione sui biosimilari che le due Societa' scientifiche stanno sviluppando dal 2008. E, in 2 anni, molto e' gia' stato ottenuto: e' migliorata fra gli specialisti la conoscenza su cosa siano e quali caratteristiche presentino, piu' noti anche i possibili rischi. Per questo, l'85% e' d'accordo con la norma gia' approvata in alcuni Paesi europei, ma non ancora in Italia, che impedisce la sostituibilita' automatica, come invece accade per i ''generici'. I risultati dei sondaggi vengono presentati oggi a Roma al convegno ''La conoscenza dei farmaci biosimilari''.

''La nostra campagna informativa serve e funziona - afferma Francesco Boccardo, presidente della Fondazione AIOM - ma resta molta strada da compiere se un clinico su 5 ancora non sa darne una definizione o li confonde con gli equivalenti o 'generici'.

Invece presentano caratteristiche diverse ed un processo di sintetizzazione ben piu' complesso: per questo deve essere chiaro che e' necessario un confronto del rapporto benefici/sicurezza, e non solo di prezzo, prima di decidere se utilizzare l'originale o il biosimilare''.

''I pazienti esigono risposte e si stanno documentando - continua Francesco De Lorenzo, presidente FAVO e AIMaC -: oggi il 54% sa che non sono copie esatte come i generici, il 60% crede che duplicare un biologico non sia come replicare una molecola chimica e il 40% e' consapevole che sono sotto stretta sorveglianza per la sicurezza. Il punto critico per noi non e' biosimilari si' o biosimilari no. I malati pretendono norme chiare dal Parlamento, linee guida dalle Societa' scientifiche e sorveglianza da parte dei clinici per avere sempre farmaci efficaci, sicuri e possibilmente piu' economici''.

Attualmente in Italia l'unico disegno di legge in merito e' fermo ed e' opportuno che vi siano linee guida emanate dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), in accordo con le Societa' Scientifiche, il cui rispetto e' fondamentale per scoraggiare il comportamento piu' disparato delle Regioni. Il 94% degli oncologi e l'85% dei nefrologi ritiene sempre piu' urgente la creazione di un tavolo di lavoro comune sui biosimilari tra Istituzioni sanitarie, associazioni mediche, pazienti, aziende produttrici.

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