giovedì 23 settembre 2010

centrali nucleari in Italia : Berlusconi e Tremonti fanno gli indiani... ma dovrebbero andare a lezione dai Navajo

Oggi il Sole 24 Ore dà notizia che il "rinascimento" nucleare italiano è già inciampato nelle scorie, o meglio nel piano Sogin sul deposito dei rifiuti atomici e che lo stesso Silvio Berlusconi che solo qualche mese fa annunciava tempi rapidissimi «Ha mandato alla Sogin un documento in cui chiede di fermare, per il momento, l'ottimo lavoro già fatto. Motivo dello stop: mancano l'Agenzia per la sicurezza del nucleare, spiega la nota, e deve essere condotta la complessa procedura di valutazione ambientale strategica (Vas)».

Chissà come l'ha presa Giulio Tremonti che solo qualche ora fa tuonava contro i ritardi del nucleare che impedirebbero all'Italia di avere energia sicura e a basso prezzo? Attaccherà il ministro dello sviluppo economico che è anche il suo stesso presidente del Consiglio?

Ma il "Sole" annuncia anche che nel documento «è compresa la mappa dettagliata dei luoghi potenzialmente idonei a costruire un deposito che molti contesteranno», il giornale della Confindustria ricorda la rivolta antinucleare di Scanzano Ionico del 2003 e 2004 e svela che «La mappa preparata dalla Sogin toglie dalla candidatura tutte le zone troppo abitate, quelle con rischi sismici e geologici, le montagne, le isole e così via. È una mappa basata sui criteri di esclusione, cioè mira non a individuare i luoghi migliori per ospitare il deposito atomico ma al contrario a dire in quali posti l'impianto non va messo. Poi gli enti locali che si troveranno nelle zone idonee potranno discutere con i cittadini e candidarsi in gara per ospitare gli impianti e l'interessante centro ricerche, con una procedura simile alle esperienze estere».

Secondo il Sole seguendo il criterio dell'esclusione-inclusione che ne risulta la «mappa sottoposta a segreto e non disponibile», alla fine sarebbe un segreto di Pulcinella, tanto che la traccia senza problemi: «Dovrebbe comprendere soprattutto il Lazio settentrionale (spicca il Viterbese) e la Toscana meridionale (Grossetano e Senese); le Murge e la fascia tra Puglia e Basilicata. In Piemonte, il Monferrato e la zona appenninica (come la zona delle Bòrmide). Tutta la fascia delle colline emiliane e romagnole e alcune aree della Bassa lombarda tra Cremona e Mantova». Se così fosse molto probabilmente Scansano Ionico diventerebbe uno scherzo.

Forse Berlusconi e Tremonti fanno due parti in commedia, ma viterbesi, grossetani, senesi e un bel po' di italiani sparsi farebbero bene a non fidarsi di un governo che fa l'indiano ed andare a fare una visita alla Nazione Navajo per capire di cosa si parla quando si tratta di eredità nucleare e delle sue scorie.

Dopo il recente incontro tra il Resource Committee della Camera Usa e la Navajo environmental protection agency (Epa Navajo) è stato presentato il piano quinquennale Navajo per cominciare ad affrontare il problema della contaminazione da uranio dei territori della Navajo Nation, alla quale dovranno partecipare L'Environmental protection agency (Epa), il Bureau of indian affairs, l'Indian health service, la Nuclear regulatory commission e il Department of energy Usa.

Clancy Tenley e Deborah Schechter della Region 9 dell'Epa evidenziano che le scorie e la miniere abbandonate di uranio hanno contaminato strutture e fonti d'acqua potabile: «Abbiamo intenzione di ripulire sette strutture a partire da questo autunno - ha detto Schechter - L'obiettivo è quello di valutare e bonificare almeno 500 impianti entro la fine del 2012».

Dal 2007 ad oggi l'Epa e l'Epa Navajo hanno esaminato "solo" 199 impianti, completato 14 replacement homes e rimosso 10 yard di suolo contaminato in tutta la regione interessata. Per quanto riguarda le miniere ed i frantoi di uranio, secondo Tenley, «Entro il 2007, l'Epa ha completato un impegno pluriennale per valutare la contaminazione di uranio. I risultati hanno rivelato che 520 miniere sono state identificate come miniere ad alto rischio che b necessitano di bonifica». L'obiettivo dell'Agenzia è quello di fare lo screen di tutte le 520 miniere entro la fine del 2011. In questo momento sono già state esaminate 87 miniere».

La priorità assoluta è rappresentata dalla miniera di Church Rock, a nord-est del territorio Navajo, la più grande miniera di uranio degli Usa con mucchi di scorie radioattive che continuano ad essere dilavati dalle piogge e sparsi dal vento e che contaminano il suolo, l'acqua e le aree abitate circostanti.

Da questo sito è sono già state rimosse 100.000 yard cubi di terreno contaminato, il che ha reso possibile fare un'analisi dei costi delle operazioni di bonifica. Secondo Tenley si tratterà di una cosa molto costosa, anche perché le scorie e I materiali contaminate andranno portati in Idaho per essere stoccati.

I Navajo sono più che preoccupati. Jack Reaver del Bureau of indian affairs ha detto che a Tuba City, in Arizona, la discarica nucleare aperta è ancora oggetto di indagine. L'Epa Navajo chiede ulteriori finanziamenti federale perché ci sarebbero altre contaminazioni nelle falde idriche anche lontane dal sito che potrebbero arrivare fino a grandi bacini idrografici, contaminando anche il Navajo Aquifer, una falda sotterranea che fornisce acqua potabile alla Nazione Navajo ed alla tribù Hopi. "Tuba City ha un sistema di acque sotterranee poco profonde - sottolinea Cassandra Bloedel dell'Epa Navajo - Abbiamo trovato l'uranio al di fuori dalla Tuba City Open Dump e non vogliamo vedere questi suistemi contaminati. Si tratta di uno dei settori che lungo il percorso dovranno ricevere la maggiore concentrazione dei finanziamenti».

Ma durante un meeting tra Navajo Resources Committee e Navajo Abandoned Mine Lands Program tenutosi in Arizona è emerso il rischio maggiore che esiste dietro la promessa di "messa in sicurezza" del nucleare: quello economico. Il programma di bonifica delle scorie e delle miniere potrebbe perdere i suoi 38 milioni dollari di finanziamenti federale a causa delle modifiche inserite nella proposta di bilancio federale.

Il Tesoro Usa prevede di finanziare la decontaminazione nucleare utilizzando le tasse sulla produzione di carbone nella Nazione Navajo. La proposta di budget federale chiede di abolire tutti i pagamenti per i programmi Aml (anti-money laundering), così come ai finanziamenti per le certificazioni tribali e programmi statali per anno fiscale 2011 e di utilizzare tali fondi per i progetti di carbone ad alta priorità. Insomma le tribù indiane dovrebbero praticamente pagarsi da sole la decontaminazione del loro territorio.

Madeline Roanhorse, department manager del Navajo Aml, è allibita: «!66 delle 1.032 miniere di uranio nella riserva continuano a presentare rischi per la salute per i Navajo che vivono vicino o sottovento alle miniere di uranio abbandonate». La Navajo Aml ha bonificato e gestisce 264 miniere di carbone e secondo il Surface mining control and reclamation act del 1977, il Navajo Aml Program ha il compito di ricevere i pagamenti delle tasse riscosse per la produzione del carbone nella Navajo Nation fino al 2022. il Navajo Aml assicura che continuerà a chiedere un finanziamento dal governo federale e dice che è giusto che la Nazione Navajo riceva parte dei guadagni ottenuti con le risorse prese dalle sue terre.

Senza finanziamenti sarà difficile attuare i progetti pubblici di recupero delle miniere di uranio abbandonate e ancora di più smaltire le scorie e decontaminare le acque sotterranee a Monument Valley e Tuba City in Arizona, a Mexican Hat nello Utah, e nei siti minerari di Shiprock. Per questo l'Intergovernmental relations committee delle tribù ha approvato una risoluzione che si oppone all'abolizione dei fondi del Navajo Aml e chiede un incontro immediato con il leaders del Congresso Usa per salvare queste fonti di finanziamento da utilizzare per il "five-year plan for uranium cleanupper", per ripulire la della Navajo Nation dall'eredità radioattiva dell'avventura nucleare statunitense.
fonte: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6769

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