mercoledì 3 giugno 2009

Tecno-rifiuti: Tecnorifiuti dei paesi ricchi smaltiti illegalmente in Africa


La EarthECycle di Pittsburgh finge di riciclare i rifiuti elettronici dei cittadini Usa ma poi li scarica sulle spiagge del continente nero, dove vengono bruciati provocando dense colonne di fumo tossico.

Secondo l’ultimo rapporto «Ban» (
Basel Action Network), l’ondata di rifiuti hi-tech ha raggiunto l'Africa. Gli scarti tecnologici dei paesi ricchi prendono la via di quelli in via di sviluppo con la pretesa di rimediare al «divario digitale»: ma invece di finire tra le mani di chi ne ha bisogno, finiscono in enormi discariche inquinanti. Il reportage scopre un finto riciclo di rifiuti elettronici da parte della EarthECycle che da Pittsburgh sbarca in Africa.

Secondo un rapporto complilato dall'organizzazione ambientalista Basel Action Network (BAN) l'ondata di rifiuti hi-tech avrebbe raggiunto anche l'Africa. Computer, cellulari, scanner e stampanti, gli scarti tecnologici dei paesi ricchi prendono la via di quelli in via di sviluppo come parziale rimedio al loro enorme divario digitale. Una volta sul posto, però, invece di finire tra le mani di chi ne ha bisogno vengono ammassati in enormi discariche inquinanti.
Se fino ad ora le mete preferite dai trafficanti di immondizia cybernetica erano situate in Asia, con un occhio particolare per le province più povere della Cina, adesso le rotte sembrano convergere verso il continente africano, ricalcando in parte quelle del tristemente noto commercio triangolare.
Infatti l'ultima denuncia del gruppo ambientalista riguarda una raccolta di materiale elettronico in disuso effettuata nei dintorni di Pittsburgh, negli Stati Uniti. EarthECycle, la società incaricata dello smalitmento, avrebbe invece riempito sette container spedendoli poi a Hong Kong e in Sud Africa.
Sul rapporto si legge che quelli diretti verso l'ex protettorato britannico sarebbero stati intercettati e rispediti al mittente, mentre il carico diretto in Sud Africa dovrebbe essere arrivato nel porto di Durban.
Generalmente gli USA non vietano questo tipo di esportazioni, ma uno dei container fotografati segnalati da BAN conteneva esclusivamente vechi monitor CRT, per i quali non è consentito l'espatrio senza il consenso della nazione cui sono destinati.
Nonostante gli stessi produttori di hardware incoraggino il riciclaggio pulito secondo la Environmental Protection Agency statunitense nel 2008 solo il 20 per cento degli scarti elettronici è stato riciclato all'interno del territorio USA. La stragrande maggioranza di ciò che è rimasto è stata inviata oltreoceano.
Le autorità portuali di Lagos, uno dei più importanti centri urbani della Nigeria e meta di molte discariche galleggianti, lamentano l'arrivo ogni mese di una grande quantità di inutile ferraglia: solo il 25 per cento dei prodotti scaricati da 500 container è considerato riutilizzabile.
In molti di questi paesi la conseguenza di questi traffici è che ingenti quantità di e-waste vengono prima radunate in discariche dal vago sapore cyber-punk, e poi bruciate: il tutto senza la minima considerazione del pericolo ambientale costituito dalle nubi tossiche sprigionate da questi roghi


Tecno-rifiuti britannici smaltiti illegalmente da bimbi africani
Tonnellate di rifiuti tossico-nocivi vengono raccolti ogni giorno in Gran Bretagna e spediti - in barba agli accordi internazionali a tutela dell'ambiente - in paesi africani come Nigeria e Ghana. A svelare il traffico illegale è un'inchiesta congiunta del quotidiano britannico The Independent, l'emittente Sky News, e l'associazione ambientalista Greenpeace UK. Che, nascondendo in un televisore danneggiato un trasmettitore satellitare, hanno tracciato e smascherato l'orrenda filiera. Secondo le norme in vigore, infatti, ogni apparecchio elettronico ormai inutilizzabile - computer, stereo, televisori: tutti oggetti ricchi di metalli pesanti e altri componenti velenosi - dovrebbero venir smaltiti in modo sicuro senza lasciare il loro paese d'origine.

La realtà invece è ben diversa. Società compiacenti raccolgono la spazzatura elettronica - e-waste, in inglese - raccolta in discariche comunali e la esportano, previa compenso, in paesi in via di sviluppo. Dove un'intera generazione di ragazzini - immersa in vapori cancerogeni - smantella, scava, fonde e recupera le preziose materie prime contenute negli elettrodomestici dell'Occidente. Il viaggio della vergogna ha inizio in un centro di raccolta gestito dal consiglio provinciale dell'Hampshire. Stando alle direttive Ue, la tv avrebbe dovuto essere riciclata dagli specialisti del settore. Invece è stata acquistata dalla BJ Electronics, ditta dell'East End di Londra - che, rivela l'Independent, paga una sterlina per ogni monitor di computer, tre sterline per un grande televisore e cinque sterline per uno stereo con cd.

La tv, insieme ad altri elettrodomestici, è stata quindi rivenduta ad un'altra azienda. Che, riempito un container, l'ha spedita a Lagos, Nigeria, a bordo della motonave Mv Grande America. Una volta approdata a destinazione, la Tv-cimice è stata consegnata a uno dei tanti robivecchi che affollano il 'mercato' di Alaba, centro nevralgico dell'industria dell'usato nigeriana. Dove è stata prontamente riacquistata dagli autori dell'inchiesta - evitando così che finisse nella discarica a cielo aperto, regno incontrastato dei bimbi perduti della Nigeria. "In ogni container - ha detto all'Independent Igwe Chenadu, presidente dell'Alaba Technicians Association - circa il 35-40% degli oggetti non funziona. Di questi, solo un terzo si può riparare. Il resto finisce ai ragazzini".

E ogni giorno, ad Alaba, arrivano in media dall'Europa e dall'Asia 15 container si tecno-spazzatura. Paradossalmente, però, a rendere possibile l'orrenda tratta é la direttiva Ue stessa - 'Waste Electrical and Electronic Equipment Directive', o Weee. La legge, infatti, vieta l'esportazione dei dispositivi rotti e inutilizzabili. Via libera invece per quelli vecchi ma ancora funzionanti. "Il sistema - ha spiegato una fonte interna del settore - dovrebbe fare da filtro e separare i rifiuti tossici da un legittimo mercato dell'usato. In realtà viene spedito tutto all'estero".

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