mercoledì 8 luglio 2009

CO2: ATTIVISTI GREENPEACE OCCUPANO 4 CENTRALI A CARBONE


Oltre cento attivisti di Greenpeace hanno occupato quattro centrali elettriche a carbone a Brindisi, Marghera, Vado Ligure e Porto Tolle. La protesta, come spiega l'organizzazione in un comunicato, in occasione del G8 per chiedere ai Capi di Stato di assumere un ruolo di leadership contro i cambiamenti climatici. Il carbone e' in assoluto il combustibile con le maggiori emissioni di gas serra.

Oltre cento attivisti di Greenpeace da tutto il mondo hanno occupato quattro centrali elettriche a carbone sparse sul territorio italiano, chiedendo ai Capi di Stato del G8 di assumere un ruolo di leadership contro i cambiamenti climatici.
Nelle prime ore di questa mattina, gli attivisti - provenienti da quindici differenti nazioni - hanno occupato i nastri di trasporto e scalato le ciminiere e le gru delle centrali a carbone di Brindisi, di Fusina a Marghera (presso Venezia), Vado Ligure (Savona) e dell'impianto che il Governo italiano vuole riconvertire a carbone, a Porto Tolle, nel Parco regionale del Delta del Po. Il carbone e' in assoluto il combustibile con le maggiori emissioni di gas serra.
Nel dettaglio, gli attivisti di Greenpeace hanno occupato il nastro trasportatore e la ciminiera di Brindisi, nastro trasportatore, ciminiera e due gru sul porto a Marghera, la ciminiera di Porto Tolle e le due ciminiere di Vado Ligure.
Alcuni problemi, finora, solo nella centrale di Brindisi, dove i responsabili della centrale Enel hanno piu' volte riacceso il nastro, nonostante la presenza degli attivisti di Greenpeace, mettendo a rischio la loro sicurezza.
''Inizialmente non sapevano che fossimo sul nastro trasportatore - ha spiegato Serena Bianchi - poi siamo andati ad avvertirli ma anche allora abbiamo avuto qualche difficolta' a convincerli a fermare tutto''. Altri attivisti si sono arrampicati su una ciminiera.
La centrale di Brindisi, recentemente al centro di una sporca storia di traffici di rifiuti tossici, e' la maggiore singola fonte di emissioni di CO2 in Italia e Greenpeace intende ridurre queste emissioni.

I leaders dei Paesi del G8 ''devono concordare di contenere l'aumento della temperatura globale quanto piu' possibile al di sotto dei 2*C, rispetto ai livelli pre-industriali, per impedire cambiamenti catastrofici; assicurare che le emissioni globali raggiungano un massimo nel 2015, per poi ridursi praticamente a zero entro il 2050; tagliare le emissioni del 40%, rispetto ai valori del 1990, entro il 2020; investire ogni anno 106 milioni di dollari (74 milioni di euro), dei 140 milioni necessari, nei Paesi in Via di Sviluppo per garantire che vengano messe in atto le misure di adattamento e lotta ai cambiamenti climatici, compresa la difesa delle grandi foreste del Pianeta; impegnarsi immediatamente a realizzare un meccanismo finanziario che fermi la deforestazione, e le emissioni di CO2 associate, in tutti i Paesi in via di sviluppo e che raggiunga entro il 2015 il livello di 'deforestazione zero' in Amazzonia, Indonesia e Congo''.
Sono le richieste di Greenpeace che oggi, giorno di apertura del G8 ha scelto un'azione eclatante per farsi ascoltare dai Grandi della Terra: l'occupazione di 4 centrali elettriche a carbone su tutto il territorio italiano. Da stamattina, infatti, attivisti provenienti da diciotto differenti nazioni, hanno occupato i nastri di trasporto e scalato le ciminiere e le gru delle centrali a carbone di Brindisi, Marghera (presso Venezia), Vado Ligure (vicino Genova) e dell'impianto che il Governo Italiano vuole riconvertire a carbone, a Porto Tolle, nel Parco regionale del Delta del Po. Per sottolineare ancora una volta che il carbone e' in assoluto il combustibile con le maggiori emissioni di gas serra.
La centrale di Brindisi, recentemente al centro di una sporca storia di traffici di rifiuti tossici, e' la maggiore singola fonte di emissioni di CO2 in Italia e Greenpeace intende fermare queste emissioni, bloccando il nastro trasportatore che alimenta con il carbone la fornace.
''I politici chiacchierano. I veri leader decidono'', afferma Alessandro Gianni', direttore delle Campagne di Greenpeace Italia: ''Abbiamo perso anche troppo tempo e l'occasione di quest'anno, al summit di Copenhagen, e' un treno che non si deve perdere! Le maggiori economie del pianeta devono decidere ora di salvarlo dai cambiamenti climatici''.
Le nazioni del G8 devono finirla di mettere gli interessi del business dei combustibili fossili davanti a quelli di noi tutti e devono intervenire con urgenza con misure concrete che riducano sensibilmente le emissioni entro il 2020, investendo in azioni di adattamento e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e per bloccare la deforestazione nelle ultime grandi riserve forestali del Pianeta (Amazzonia, Indonesia, Congo).

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