venerdì 24 luglio 2009

INFLUENZA SUINA, NUOVA INFLUENZA, UCCIDE ANCHE CHI NON HA PATOLOGIE PREESISTENTI BASTI OSSERVARE COSA ACCADE IN GRAN BRETAGNA.


Specialisti dubitano che porti a morte solo persone già indebolite. Il 16 per cento era sano

LONDRA - Nuova influenza pericolosa solo per chi ha già dei gravi problemi di salute? Gli specialisti britannici cominciano a dubitarne: secondo i dati ufficiali un terzo delle persone morte nel Paese a causa del virus A/H1N1 non aveva infatti seri problemi di salute prima di contrarre l'influenza. In particolare, secondo Sir Liam Donaldson, Chief medical officer, il 16 percento dei morti era perfettamente sano e il 17 per cento aveva solo problemi lievi o medi, come ad esempio la pressione alta. Un elemento che ha moltiplicato l'allarme fra i cittadini, come riferisce oggi il quotidiano Daily Mail, tanto che il nuovo sito web National Flu Pnademic Service è saltato a pochi minuti dall'inaugurazione, bombardato da 1.600 contatti al secondo, cioè 9,3 milioni all'ora.

SINTOMI PER UNA PERSONA SU 500 - Non solo, secondo la Health Protection Agency per la prima volta l'influenza ha raggiunto «probabilmente» livelli di epidemia in Gran Bretagna, dal momento che circa una persona su 500 riferisce sintomi simil-influenzali. Inoltre secondo alcuni specialisti la nuova influenza potrebbe essere la più virulenta dal 1999-2000, quando il virus invernale uccise 21 mila persone nel Paese. Secondo le previsioni del National Health Sistem la febbre suina potrebbe provocare 65 mila morti e infettare il 30 per cento della popolazione. Attualmente i decessi sono una trentina, e un terzo delle vittime aveva meno di 15 anni. A segnalare l'impennata dell'allarme arriva anche la notizia che i medici di famiglia hanno iniziato a cancellare le vacanze estive per seguire i casi, mentre si richiamano in servizio sostituti per coprire colleghi malati.

OMS: DIFFUSIONE SI AVVICINA A 100% - Le vittime nel mondo sono per ora circa 800. Intanto l'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha comunicato che la pandemia di influenza A (H1N1) si avvicina ad una propagazione totale: almeno 160 Paesi o territori su un totale di 193 membri dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno confermato casi. «Ci stiamo avvicinando al 100 per cento', ma non ci siamo ancora», ha detto oggi a Ginevra il portavoce dell'Oms Gregory Hartl.

MA IL VIRUS NON STA MUTANDO - «Al momento non abbiamo riscontrato mutamenti nel comportamento del virus. Quella a cui assistiamo è una diffusione geografica. », ha detto un portavoce dell'Oms, aggiungendo che le prime dosi di vaccino dovrebbero essere disponibili nell'emisfero settentrionale in autunno. L'Oms ha avuto finora da due case farmaceutiche la promessa di 150 milioni di dosi per i Paesi in via di sviluppo e sta negoziando con altri produttori per ulteriori dosi per i Paesi meno sviluppati, ha spiegato.

ALLARME TERZO MONDO - La «globalizzazione» del virus allarma soprattutto per le possibili ripercussioni sul terzo mondo. «Questa diffusione così ampia - spiega Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università di Milano - era attesa, perchè l'H1N1 è un virus che si diffonde rapidamente. È importante che malgrado la diffusione galoppante il virus rimanga uguale a sè stesso, e quindi rimanga piuttosto blando e facilmente guaribile. Il problema sono i Paesi in via di sviluppo: se, come sembra, verranno tutti colpiti, c'è il timore di un vero allarme sanitario perchè lì le persone hanno molta meno facilità di accesso alle cure e alle terapie, e la mortalità rischia di essere molto più alta che nelle nazioni industrializzate». I rischi, insomma, sono molto diversi a seconda che si abiti nel nord o nel sud del mondo: «Da noi - conferma il virologo - la preoccupazione maggiore è per i costi sociali della pandemia, i cosiddetti costi indiretti dovuti alle giornate di lavoro perse, alle attività economiche ferme ecc. Nei paesi in via di sviluppo i rischi sono molto più seri, ed è importante garantire un'equità anche nella disponibilità dei vaccini: tutti devono potersi difendere».

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