venerdì 17 settembre 2010

effetto serra: trichechi in fuga ... E' altissimo il pericolo di estinzione


Nel nord ovest dell’Alaska decine di migliaia di mammiferi, in prevalenza femmine con i cuccioli, sono migrati lungo la terraferma per trovare riposo. Nel mare le banchine iniziano a scarseggiare per il riscaldamento delle acque.
La sua imponenza ha permesso al tricheco di respingere due dei suoi tre nemici: l’orso polare, dal quale si difende utilizzando le zanne o cercando di buttarsi in acqua, e l’orca, alla quale sfugge andando verso la terraferma. Il terzo è l’uomo, contro cui nulla può.


IN OGNI migrazione c’è una promessa. Quella di tornare da dove si è partiti. Ripercorrere i passi, volare o nuotare fino a che le forze ti tengono a galla. Fino a casa. Non sempre è così. A volte va per il meglio, altre è tragica. A Point Lay, un piccolo villaggio di 234 abitanti sulla costa nord-ovest dell’Alaska, non si erano mai visti così tanti trichechi. Gli scienziati dicono si tratti di una migrazione di massa sulla terra ferma «senza precedenti». Ne hanno contati decine di migliaia, soprattutto mamme e cuccioli: 10 o 20 mila, forse più. Ammassati uno accanto all’altro, in un tratto di costa di pochi chilometri. Sono scappati dal surriscaldamento climatico, dallo scioglimento dei ghiacci. Non trovando una banchina per rifiatare (e senza riposo rischiano la morte), si sono rifugiati qui.Il loro destino potrebbe essere tragico.

Per vederli basta andare sulla strada principale del villaggio, quella che guarda l’oceano. Il sindaco Leo Ferreira, che li osserva dall’alto e ha invitato turisti e cittadini a non disturbare gli animali, dà la colpa all’aumento del traffico marittimo che costringerebbe i trichechi a deviare verso la riva. Ma gli scienziati dell’Us Geological Survey non la pensano così, la causa è la diminuzione di ghiaccio marino artico. Le uniche altre due occasioni in cui erano arrivati su queste spiagge (in numero nettamente inferiore) erano state nel 2007 e nel 2009, due anni in cui le temperature dell’acqua erano state particolarmente elevate.

Come in ogni stagione estiva, le femmine di tricheco si prendono cura dei cuccioli nel mare di Chukchi, tra Alaska e Russia, il corridoio migratorio. I blocchi di ghiaccio vengono usati come banchine su cui sostare almeno una volta al giorno, dopo essersi procacciati il cibo necessario alla sopravvivenza. Ecco perché, non trovandoli più, si sarebbero trasferiti sulle coste dell’Alaska divenendo però «molto» più vulnerabile. Un fenomeno preoccupante che potrebbe segnalare il pericolo di un imminente estinzione del mammifero marino per colpa dei cambiamenti climatici. Il ghiaccio marino artico in questo mese è sceso al terzo livello più basso nella storia e, secondo gli scienziati, l’intera calotta Chuckchi potrebbe trovarsi a essere priva di ghiaccio durante agosto, settembre e ottobre entro la fine di questo secolo. Le probabilità di estinzione o di grave declino demografico entro il 2095 del tricheco arrivano a toccare il 40%. «A meno che non riduciamo drasticamente le emissioni di gas serra» ha commentato Rebecca Noblin del Centre for Biological Diversity.

Intanto, a Point Lay i voli sono stati sospesi per evitare che il rumore degli aerei possa spaventarli. L’anno scorso più di cento trichechi morirono schiacciati l’uno sull’altro nel tentativo frenetico di gettarsi in mare dopo essere stati spaventati da alcuni rumori nelle vicinanze. Gli scienziati, intervistati dall’Alaska Dispatch, non sanno esattamente quanto possa resistere un tricheco in mare se non ha la possibilità di fermarsi da qualche parte. La loro ipotesi è che per una femmina in normali condizioni di salute la resistenza possa essere al massimo di dieci giorni. I maschi invece possono resistere più a lungo nonostante il loro peso.

L’obiettivo dei ricercatori ora è monitorare i movimenti delle mamme per capire quanto devono allontanarsi da Point Lay per procacciarsi il cibo di cui hanno bisogno e quanto questi spostamenti incidano sulle loro condizioni di salute e su quelle dei cuccioli.

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