lunedì 23 marzo 2009

NUCLEARE: Chernobyl PARCO NATURALE DEGLI ORRORI PER ANIMALI ED INSETTI

Forse non porterà nuova acqua al mulino di quanti si oppongono al ritorno al nucleare, ai quali le argomentazioni non mancano, come a coloro che nella comunità scientifica e politica vi ravvisano invece la soluzione al rebus energetico, ma dopo più di vent’anni continua un duello tra studiosi sulle dimensioni, sicuramente rilevanti, dell’incidente nucleare di Chernobyl. Sulla rivista Biology Letters, una delle pubblicazioni dell’Accademia britannica delle scienze, è stato infatti pubblicato l’ultimo studio di Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, condotto in collaborazione con il collega dell’università di Parigi-Sud Anders Pape Møller. Circa un anno e mezzo fa, Mousseau documentò sulla stessa rivista come nell’area compresa nel raggio di 30 chilometri dalla centrale, la “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, le rondini presentino una serie di anomalie causate dall’esposizione alle radiazioni nucleari, come tumori e variazioni nel colore del piumaggio. Il lavoro del biologo americano, impegnato da almeno un decennio nelle pericolosa zona, è infatti finalizzato ad accertare l’impatto della catastrofe anche sulla vita animale, al quale ha aggiunto ora un tassello che pare proprio accentuarne la gravità. Il suo gruppo di ricercatori, servendosi di dispositivi Gps portatili e di apparecchi per la misurazione della radioattività, ha verificato, grazie al confronto con aree non contaminate, che nella zona di esclusione è tuttora in diminuzione perfino il numero di insetti, dai ragni alle libellule, passando per farfalle, cavallette e calabroni. Mousseau continua dunque a smentire, come ha già fatto in un passato molto recente, la tesi sostenuta da Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, secondo il quale la zona di esclusione si starebbe in realtà ripopolando di vita animale. Anche in questa occasione, Gaschak non si dà per vinto, e ribatte con una dichiarazione alla Bbc: nella zona di esclusione la vita animale prospera, per via del ridotto contatto con quella umana. Probabilmente un’abile mossa per controbattere il possibile invito di Mousseau a trasferirvisi.

GIA NEL 2007 UNA RICERCA EVIDENZIAVA QUANTO SEGUE

Trascorsi vent’anni dall’incidente nucleare di Chernobyl, Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, dichiarò l’anno scorso che l’area situata in un raggio di 30 chilometri dalla centrale nucleare, la cosiddetta “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, stava diventando una specie di oasi per la vita animale, che vi ritornava con specie che non si erano viste per decenni, dalla lince al gufo reale, a suo dire insensibili alla radioattività, mentre molti uccelli stavano nidificando perfino nel sarcofago di cemento che avvolge il reattore esploso. Trascorso un anno da quelle ottimistiche dichiarazioni, Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, con un articolo pubblicato sul numero di agosto della rivista Biology Letters, sferra ora un duro colpo all’illusione di ridimensionare il disastro del 1986. Uno studio di lungo periodo condotto dal 1991 al 2006 sulle rondini comuni, ha infatti confrontato le caratteristiche morfologiche degli esemplari presenti nella zona di esclusione con quelle riscontrate sulla stessa specie in un’area dell’Ucraina situata a 220 chilometri di distanza, oltre che in altre aree di controllo in Spagna, in Italia e in Danimarca utilizzate come termine di paragone. Analizzando complessivamente più di 7700 esemplari, sono state così individuate 11 anomalie che affliggono le rondini nella zona di esclusione molto più che altrove, dalle variazioni nel colore del piumaggio agli occhi deformi, passando per i tumori. Nella stessa zona, la loro presenza è inferiore di circa due terzi rispetto alle altre aree esaminate, dai livelli di radioattività nella norma. Come ha dichiarato Mousseau al New York Times, si tratta di una grossa sorpresa, perché non si aveva idea del reale impatto del disastro sulla vita animale, al contrario di quanto lasciavano intendere alcune affermazioni.

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