martedì 16 giugno 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE: entro la fine del secolo saremo a rischio estinzione e sarà la fine della civiltà umana


Ciclone nel Myanmar, terremoto in Cina e inondazioni in India: tre catastrofi naturali che, nel 2008,hanno ucciso oltre 220.000 persone. Ridurre la vulnerabilita' ai disastri per le comunita' povere colpite dal cambiamento climatico, sara' l'argomento della ''piattaforma globale per la riduzione del rischio di catastrofi'', in programma a Ginevra, dal 16/6.L'Unione internazionale per la conservazione della natura afferma che la gestione sostenibile delle risorse riduce il rischio.

"Se la temperatura dell'acqua aumentera' di 3 gradi Celsius, si arrivera' a una situazione di 3 milioni di anni fa, al Pleocene e saremo a rischio estinzione e sara' la fine della civilta' umana", ha spiegato il guru dell'economia e profondo conoscitore delle tematiche ambientali americano. Rifkin ha parlato di sottostima del fenomeno da parte di tutti, di previsioni sbagliate da parte degli esperti, a cominciare da lui stesso. La situazione "non ha precedenti, dobbiamo riaprire le dighe 100 anni prima rispetto a quanto avevamo previsto pochi anni fa, quando stilammo il 3° Rapporto sui cambiamenti climatici (ora siamo al 4°)". Alla luce di questo ha detto: "Serve un piano e una strategia mondiale che ci possa portare in modo molto veloce all'era del Post Co2. C'e' bisogno di una road map non possiamo sbagliare" perche' "non c'e' piano economico senza business plan", aggiunge Rifkin

Il Pianeta sta male e il riscaldamento climatico sta peggiorando a ritmi che sono stati sottostimati e che si stanno manifestando in tutta la loro ineluttabilità. Bisogna agire e creare una roadmap economica e politica per evitare che la popolazione mondiale vada verso l’estinzione.
A lanciare l’allarme è Jeremy Rifkin, che proponendo il concetto a lui caro di Terza rivoluzione industriale, ha ricordato quanto i cambiamenti del clima siano materia di oggi e non del futuro. Nella lectio magistralis tenuta al Sustainability International Forum (Sif) organizzato da Minerva e P&G Alumni, il professor Rifkin ha detto di essere preoccupato perché la situazione dei cambiamenti climatici «è peggiore di quello che crediamo. Tutti noi ci siamo sbagliati nelle previsioni, perché l’accelerazione di questi fenomeni è stata sottostimata». Un’accelerazione che rischia di far «scomparire la vita dalla Terra entro la fine del secolo», ha aggiunto Rifkin in una delle sue affermazioni più catastrofiste. I dati sono di fronte a noi, ha spiegato il presidente della Fondazione Economic Trends, «le stagioni degli uragani nel golfo del Messico e fino alla Florida sono dimostrazioni in tempo reale dei cambiamenti climatici». «Spero di essermi sbagliato e di svegliarmi da questo brutto sogno, ma adesso non possiamo sbagliare nella definizione delle prossime mosse, altrimenti troveremo la porta chiusa».
E il prossimo appuntamento è quello del G8 su cui Rifkin non ha dubbi: il summit deve essere il luogo per «focalizzare la discussione sulla terza rivoluzione industriale e su un piano economico per la lotta ai cambiamenti climatici. Adesso quello che serve è mettere in campo un’agenda economica e un piano di finanziamenti». Senza queste prospettive, senza una roadmap economica da parte dei Paesi industrializzati anche Copenhagen sarà un fallimento, ha aggiunto. «Si parla di livelli di emissioni, di cap and trade, di trasferimento tecnologico, ma non si parla della Terza rivoluzione industriale, quella che permetterà ai nostri edifici, alle nostre abitazioni di diventare produttori di energia, creando un capitalismo distribuito». Se nel corso del vertice di Copenhagen a dicembre non si rifletterà su tutto questo il rischio è alto, avverte Rifkin. «Se l’accordo di riduzione delle emissioni si attesterà sull’aumento di 2-3 gradi della temperatura esiste il rischio potenziale che l’intera popolazione della Terra si estingua entro la fine del secolo. I ghiacci che tengono intrappolato il gas naturale in Siberia, hanno subito un cambiamento di temperatura troppo veloce e se si dovessero sciogliere ci sarebbe un’emissione massiccia di CO2».

Il sole splende tutto il giorno, il vento soffia, la terra sprigiona caldo, anche il pattume e i residui agricoli producono energia e infine l'idroelettrica". E alla platea di imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e dell'economia Rifkin, con il suo fare diretto e appassionato, ha detto che bisogna arrivare a un "capitalismo distribuito e condiviso". Ma il guru americano ha avvertito: "Il cambiamento economico non e' un'utopia ma non ne ho sentito parlare. Neppure Obama ha parlato ad esempio del consumo di carne che e' la terza causa di surriscaldamento del pianeta". Insomma per Rifkin occorre passare "dalla geopolitica alla biopolitica e fare in modo che ogni creatura abbia il diritto assoluto di accesso all'energia, un diritto indiscutibile . Tutti gli esseri umani - ha concluso - hanno diritto a partecipare a questa risorsa".

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