lunedì 21 marzo 2011

CONTAMINAZIONE: Kit di sopravvivenza contro i disastri nucleari. Consigli dei governi e strategie individuali

Il disastro di Fukushima in Giappone ha innescato tra i sopravvissuti del terremoto e dello tsunami un nuovo problema: come proteggersi dalle contaminazioni radioattive. Presso la centrale di Fukushima sono stati registrati livelli di radiazioni molto pericolosi, i livelli sono in aumento anche a Tokyo, a 140 km a sud di Fukushima e ad un centinaio di km a nord, dove alloggiano le basi navali statunitensi. Con i venti potrebbero attraversare i continenti e raggiungere l'emisfero settentrinale del globo dove si riaffaccia alla memoria l'incubo di Chernobyl.

Un evento che rievoca, per chi l'ha vissuto, spasmodica ricerca di informazioni per costruirsi un kit minimo di sopravvivenza. Come sfuggire quel nemico subdolo e implacabile che arriva all'improvviso, occupa tutto lo spazio, contamina la catena alimentare, sconvolge le categorie mentali creando una forma di claustrofobia a rovescio? Il consiglio generale è di non essere paranoici, ma neanche eccessivamente ottimisti. Al di là degli effetti immediati di una castrofe nucleare contro la quale il singolo cittadino è sostanzialmente impotente, quello che interessa, invece, è tentare di difendersi dagli effetti a lungo termine del fallout (ricaduta al suolo di materiale radioattivo).

Navigando su Internet alcuni siti spiegano che il vero problema del disastro nucleare di Fukushima è dato dagli effetti a lungo termine delle radiazioni, soprattutto se le perdite proseguono. Nel 1986, le radiazioni emesse dalla centrale di Chernobyl, hanno provocato un gran numero di casi di cancro alla tiroide e di leucemia. Nella zona della Bielorussia l'incidenza del cancro alla tiroide è aumentata di ben 100 volte. Che fare quindi?

Profilassi con Ioduro di potassio
La gente dovrebbe stare più lontano possibile dalle zone colpite, gli abitanti del posto che non possono spostarsi potrebbero tamponare le radiazioni assumendo delle compresse di ioduro di potassio che forniscono protezione alla tiroide che tende a fissare lo Iodio radioattivo 131. Una compressa agisce per 24 ore e risulta essere efficace se chi l'assume è stato esposto solo da poco tempo, è efficace se assunta fino a 3 o 4 ore dopo l'esposizione.

I vestiti e una doccia
La profilassi include la rimozione dei vestiti e una doccia per rimuovere la polvere radioattiva, purtroppo però, chi ha già assunto le radiazioni deve sperare che non causeranno troppi danni prima di essere rilasciate naturalmente dal loro corpo. Restare in casa ed indossare mascherine offre solo una protezione dalle grandi particelle di polvere radiattive, quindi si tratta di una copertura molto limitata, ma non è affatto una soluzione.
FONTE: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-17/sopravvivenza-contro-disastri-nucleari-172022.shtml?uuid=AalBpHHD

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