NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
lunedì 25 luglio 2011
USTIONI DA MEDUSA, METODI TRADIZIONALI NON FUNZIONANO
Anche in Gran Bretagna l'invasione estiva delle meduse rischia di affliggere le vacanze dei villeggianti. Negli ultimi anni il riscaldamento dei mari e' stato accompagnato da un'ondata di nuovi animali marini. Nelle scorse settimane la presenza di branchi di meduse ha portato alla chiusura di una centrale nucleare in Scozia, dopo che alcuni animali ne avevano bloccato i filtri di raffreddamento.
venerdì 3 settembre 2010
meduse : Medusa gigante protegge oceani da specie invasiva

Nonostante sia velenosa e sia uno degli animali più lunghi del mondo, la Cyanea capillata, nota anche come Medusa dalla criniera di leone, si sta rivelando un insolito e inaspettato difensore degli oceani contro l'invasione di una specie marina devastante per l'ecosistema, come spiega la rivista 'New Scientist'.
La Cyanea c. è la medusa più larga conosciuta e contende il record di animale più lungo di tutti i tempi, con la sua pancia di oltre 2,5 metri di larghezza e i suoi tentacoli che possono allungarsi fino a 30 metri (circa la stessa lunghezza della balena blu). Aino Hosia. dell'istituto di ricerca marina di Bergen, e Josefin Titelman, dell'università di Gothenburg, hanno scoperto che la medusa ha come preda lo ctenoforo Mnemiopsis leidyi, un organismo simile alle meduse per forma, consistenza e trasparenza, innocuo per l'uomo ma molto dannoso per l'ecosistema marino, perché impoverisce le risorse ittiche mangiando le uova e le larve dei pesci.
Originario dell'Atlantico occidentale, si è poi diffuso nel Mar Nero con le acque di zavorra delle navi ed è arrivato anche nel Mediterraneo, soprattutto nella laguna di Orbetello. "La medusa criniera di leone - spiegano i ricercatori - può dunque essere un valido aiuto nell'arginare l'invasione dei Mnemiopsis leidyi, che il 90% delle volte scappano dai loro attacchi, ma alla fine finiscono per soccombere".
fone: www.ansa.it
lunedì 28 giugno 2010
Meduse : Come difendersi dalle meduse
Le risposte degli esperti alle domande più comuni di tutti, bagnanti, pescatori e turisti: dai rimedi naturali contro le punture agli stratagemmi per non essere colpiti.Come si evitano le meduse?
Guardare il mare: se ci sono, di solito si vedono e l’unico modo per evitarle è... non fare il bagno. Le meduse non ci attaccano, non vengono verso di noi: siamo noi che andiamo loro addosso. Come spiega Ferdinando Boero, biologo marino dell’Università del Salento: «Le meduse si spostano verticalmente, quindi possono stare in superficie e possono scendere sul fondo. Sono animali che si muovono, e spesso vanno dove le portano le correnti. Non ci sono regole predefinite: le trovi ovunque. Perché le meduse sono parte del plancton e si spostano con la corrente. Possono nuotare ma non riescono a contrastare il moto delle correnti».
Se vedo una medusa lontana, posso tuffarmi?
Se ci sono meduse urticanti in mare è meglio non fare il bagno, a meno che non ce ne siano veramente pochissime. Le meduse che pungono hanno solitamente tentacoli molto lunghi: Pelagia arriva a 10 metri mentre Physalia (chiamata anche Caravella Portoghese) raggiunge anche i 20 metri. Quindi anche se la medusa sembra lontana non è detto che i suoi tentacoli non siano vicini.
Le meduse possono uccidere?
Sì, alcune meduse possono causare shock anafilattico. Inoltre, il forte dolore che provoca la puntura può essere fatale in individui con problemi di cuore. Bisogna quindi andare al pronto soccorso in caso di reazione cutanea diffusa, difficoltà respiratorie, sudorazione, pallore e disorientamento.
Racconta Boero: «In Australia le meduse fanno più vittime degli squali. E Physalia - in Florida - ha ucciso. Ma ad oggi non ci sono stati casi di vittime a causa di punture di medusa nel Mediterraneo anche se spesso le persone punte finiscono all'ospedale».
Si possono toccare le meduse non urticanti?
Meglio di no, anche se il loro veleno, per noi, è quasi innocuo. Anche i tentacoli delle meduse innocue, infatti, hanno i cnidocisti (i piccoli organelli cellulari che contengono il veleno) che possono restare sul palmo della mano e, se non le laviamo e poi ci tocchiamo gli occhi (o altre parti delicate), possiamo trasferire il veleno e provocare un'infiammazione.
Di cosa è fatto il liquido urticante delle meduse?
Da una miscela di tre proteine: una con effetto paralizzante, una con effetto infiammatorio e una neurotossica. «Non ci sono antidoti specifici per questi veleni - spiega Boero - che tuttavia sono termolabili, cioè si degradano ad alte temperature».
Cosa si prova quando si è punti?
Una reazione infiammatoria locale che dà bruciore e dolore. «La pelle si arrossa e compaiono piccole rilevatezze dette pomfi, ma dopo circa 20 minuti la sensazione di bruciore si esaurisce e resta la sensazione di prurito» spiega Francesco Sacrini, specialista in dermatologia presso l’Istituto Clinico Humanitas di Milano. Il grado di dolore-bruciore varia a seconda delle aree colpite e diventa insopportabile in caso sia colpita più del 50% della superficie corporea.
Cosa fare quando si è punti?
Stare calmi, respirare normalmente, uscire subito dall’acqua e poi lavarsi la parte colpita con acqua di mare. «Restare in acqua è pericoloso perché si possono avere anche reazioni gravi come lo shock anafilattico» consiglia Mario Aricò, dermatologo presso l’Università di Palermo e primario della divisione di dermatologia all’ospedale Giaccone di Palermo.
Precisa Sacrini: «La prima cosa da fare è lavarsi con acqua di mare e non con acqua dolce perché questa favorirebbe la scarica del veleno delle cnidocisti. L’acqua di mare, invece, è fondamentale per pulire la pelle da parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e per diluire la tossina non ancora penetrata».
Rimedi naturali: funzionano? Fa bene applicare sulla parte una pietra (o acqua) calda, strofinare con sabbia calda, lavare con ammoniaca (o urina), aceto o alcool?
Questi rimedi fai da te non solo sono inutili, ma possono anche peggiorare la situazione.
Il calore di una pietra o della sabbia non servono assolutamente perché per annullare le tossine bisognerebbe raggiungere 40-50 gradi. Nemmeno l'ammoniaca e l’urina che la contiene servono: non sono disattivanti della tossina delle meduse e potrebbero ulteriormente infiammare la parte colpita.
Qual è la medicazione da fare?
Per avere un’immediata azione antiprurito e per bloccare la diffusione delle tossine è bene non grattarsi e applicare un gel astringente al cloruro d’alluminio. «Non sono prodotti facili da trovare in commercio - consiglia Arricò -, ma si può far preparare dal farmacista indicando una concentrazione che va dal 3 al 5%». L’ideale è una concentrazione al 5%.
«In commercio c’è un gel (utile anche per le punture di zanzare) che si può applicare più volte al giorno perché non ha controindicazioni. Creme al cortisone o contenenti antistaminico, invece, sono inutili perché entrano in azione solo dopo 30 minuti dall’applicazione e cioè quando il massimo della reazione è esaurita naturalmente» spiega Sacrini.
Come evitare, infine, che sulla pelle resti la cicatrice?
Non bisogna esporre la parte al sole, ma tenerla coperta finché non è finita l’infiammazione che può durare anche due settimane. L’area di pelle colpita dalle meduse, infatti, tende a scurirsi perché resta sensibile alla luce solare.
Occhialini, maschera e tute anti-medusa aiutano?
Nuotare con gli occhialini o la maschera aiuta a guardare sott’acqua e a scorgere eventuali pericoli e una tuta da surf può proteggere la pelle. Utili anche le nuove tute anti-medusa ideate e prodotte in Australia, in vendita in Italia on-line.
E le creme antimedusa?
Per quanto riguarda le creme antimedusa in commercio non ci sono ancora studi che provino la loro efficacia. Spiega Sacrini: «Queste creme contengono estratti derivati dal pesce pagliaccio (pesce che ha una sostanza repellente per le meduse, ndr) ma nella letteratura medica solo un articolo sostiene che sia efficace e ritengo che non sia sufficiente».
Infine, è vero che le meduse amano i mari puliti e caldi?
La loro presenza non significa necessariamente che l’acqua sia pulita anche se, come tutti gli animali, le meduse non amano l’inquinamento. Dice Boero: «Ci sono specie che prediligono le acque fredde (incluse quelle artiche), e specie che prediligono quelle calde. Proprio come succede per i pesci: ci sono quelli tropicali, quelli artici, quelli costieri, quelli di profondità».
C’è una stagione in cui le meduse popolano di più i mari?
Di solito, le meduse diventano più abbondanti dopo la primavera. Dice Boero: «Prima c’è la fioritura del fitoplancton (verso febbraio - marzo), poi quella dei crostacei, verso marzo aprile, e poi cominciano le meduse. Velella (che non è una medusa) è molto abbondante verso aprile maggio (anche quest’anno), mentre Pelagia è più estiva. Ma quest’anno ha iniziato ad essere presente già da febbraio».
fonte: www.focus.it
giovedì 10 giugno 2010
meduse : anche il mar Ligure interessato DALL'INVASIONE

Nel Mediterraneo 'tropicalizzato' tornano le meduse e questo, soprattutto nella Laguna di Orbetello potrebbe avere ripercussioni sulla pesca A quanto pare altre 3 nuove specie, su cui aguzzare la vista, sono in arrivo. L'allarme lo lancia la seconda campagna 'Occhio alla medusa' (Jellywatch 2010). Enormi sciami di meduse sono avvistati nel mar Ligure dove hanno colorato di blu le spiagge e in genere e' apparsa in grandi quantita' la Pelagia, la medusa piu' urticante del Mediterraneo.
In un mar Mediterraneo ormai ”tropicalizzato” torna anche quest’anno l’allarme meduse. Ad avvisare i bagnanti è Ferdinando Boero del dipartimento di biologia marina dell’università del Salento, ricordando la seconda edizione - estesa a tutto il Mediterraneo - della campagna `Occhio alla medusa´ (Jellywatch 2010), un progetto del Ciesm (la Mediterranean commission) che chiede l’aiuto dei cittadini con segnalazioni e foto al mondo scientifico.
Il pericolo non è solo per la Mnemiopsis leidyi, che soprattutto nella laguna di Orbetello potrebbe avere ripercussioni sulla pesca. A quanto pare altre tre nuove specie, su cui aguzzare la vista, sono in arrivo.
Enormi sciami di Velella, dice Boero, sono avvistati nel mar Ligure dove hanno colorato di blu le spiagge: sono fastidiose e puzzolenti quando restano sulla riva, ma innocue per i bagnanti.
Nel Tirreno è «apparsa in grandi quantità la Pelagia, la medusa più urticante del Mediterraneo», mentre dalle coste adriatiche arrivano segnalazioni di grandissime quantità di Aurelia, altra «medusa innocua e bella da osservare».
Inoltre, osserva l’esperto, è stata segnalata diverse volte in queste settimane la ”caravella portoghese”, la Physalia, che «non è una medusa, ma un sifonoforo galleggiante molto urticante» riapparso anche quest’anno, da Malta al Mar Ligure, con esemplari dai tentacoli lunghi anche 20 metri. La presenza delle meduse, spiega Boero, è in parte attribuibile alla sovrappesca e in parte al riscaldamento globale che favorisce l’arrivo di quelle tropicali.
Ecco allora le tre nuove specie da scovare (per il 2010): la ”bellissima” e non urticante Phyllorhiza punctata che viene dal Canale di Suez, la medusa che vive al contrario (sul fondo con i tentacoli verso l’alto) Cassiopea andromeda (da Suez), e poi la più grande del nostro bacino (con un diametro anche di un metro), la Drymonema dalmatinum.
martedì 4 agosto 2009
Mnemiopsis leyidi: E' arrivata anche nel Mediterraneo la medusa killer che fa strage di pesci

E' arrivata anche nel Mediterraneo la medusa killer che fa strage di pesci. Non e' un pericolo per l'uomo. Lo riferisce Ferdinando Boero, del dipartimento di scienze e tecnologie biologiche, dopo la segnalazione e un servizio fotografico nel Mar Ligure, a Marinella di San Terenzio, vicino La Spezia. La piccola medusa e' ghiotta di uova e larve di pesci e preda i piccoli crostacei nello stadio giovanile.
Arriva nel Mediterraneo una piccola ma terribile specie di medusa che fa strage di pesci e per questo motivo è stata soprannominata "killer". Ferdinando Boero, del dipartimento di scienze e tecnologie biologiche ed ambientali, ne ha segnalato la presenza nel mar Ligure, e ha presentato un servizio fotografico nell'ambito della campagna "Occhio alla Medusa", svoltasi a Marinella di San Terenzio, in provincia della Spezia. Si chiama Mnemiopsis leyidi, spiega Boero, ed è "un piccolo essere gelatinoso che somiglia a una medusa ma con i tentacoli collosi e non urticanti". "Questo è un segnale di come il Mediterraneo stia cambiando in modo inequivocabile - conclude Boero - ed è stato presentato anche un progetto al ministero dell'Ambiente per conoscere il fenomeno e pensare poi eventualmente a delle misure".
domenica 21 giugno 2009
MEDUSE: allarme è generalizzato, in parte giustificato
La specie più fastidiosa è la Pelagia noctiluca, appena dieci centimetri di gelatina punteggiata di porpora: i suoi tentacoli, sottili come capelli, sono quelli che fanno male. Una scossa, una fiammata improvvisa fra una bracciata e l’altra. E si esce dal mare doloranti, con la pelle rossa come se fosse stata sferzata da un frustino. Una pelagia da sola non può fare molti danni, ma questa specie si muove in banchi di migliaia, anche milioni di esemplari: così un’intera marina può diventare all’improvviso impraticabile come la più infida delle paludi. Non importa che sia la spiaggia della Versilia, di Capri o la costiera del Gargano. Le meduse sono molto democratiche: colpiscono a Ladispoli come a Porto Cervo. E veniamo al dunque: da dove sono sbucate? Ci sono sempre state o sono frutto di un drammatico sconvolgimento degli equilibri ecologici? E soprattutto continueranno ad aumentare?Le meduse ci sono sempre state: lo dicono pescatori e scienziati. Antonio Di Natale, biologo marino, ricorda che negli anni Sessanta capitava di non
potere fare il bagno a Taormina per la grande quantità di meduse fino sulla spiaggia. Forse queste invasioni si sono accentuate per le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma ne sappiamo ancora troppo poco per trarre conclusioni. Lo pensano anche Ferdinando Boero dell’università del Salento, uno dei maggiori esperti in materia (ha appena lanciato la campagna “Occhio alla medusa”: i bagnanti possono contribuire a compilare una mappa di quelle presenti nel Mediterraneo segnalandole a boero@unisalento. it), e Bruno Massa dell’università di Palermo, convinti che questi animali abbiano vita più facile e si riproducano meglio grazie alla diminuzione dei pesci. Le meduse e i pesci, allo stadio larvale e giovanile, mangiano lo stesso cibo, il plancton: se i pesci diminuiscono, le meduse (che non disdegnano anche uova e larve di pesci) ne hanno una maggiore quantità a disposizione.
Non solo acqua. Parenti dei coralli, le meduse sono fatte al novanta per cento di acqua. Ne esistono migliaia di specie diverse, non tutte urticanti, alcune possono superare i due metri di diametro con il loro ombrello e avere tentacoli di parecchi metri. Nel Mediterraneo, in particolare in Italia, le specie più diffuse sono la Rhizostoma pulmo (non punge), con un bordo viola scuro ben visibile e il diametro di 30-60 cm; la Cotylorhiza tubercolata giallastra (è bellissima e non fa niente), a forma di disco; le poco urticanti Aequorea e Aurelia aurita, che raggiunge i 30 cm di diametro e infine la Pelagia noctiluca, piccola (meno di 10 cm di diametro) e “bruciante”, un po’ rosa e luminescente di notte.Un caso a parte è la Caravella portoghese Physalia physalis, seguita dai ricercatori dell’università di Lecce e ormai arrivata anche nel Mediterraneo centrale. Non è una vera medusa, ma un animale composto da diversi “individui”: uno assume la forma di una vescica piena di gas e galleggia in superficie; gli altri sono trasformati in tentacoli, lunghi fino a vari metri e pericolosi. La quantità del veleno che riescono a inoculare è fortemente urticante. Del tutto innocua, invece, la Velella, piccolo organismo viola scuro, erroneamente confusa con le meduse, che forma banchi molto estesi.

Nemiche al bagno. Banchi enormi di meduse e affini sono già stati avvistati nel Mediterraneo: sappiamo che si sposteranno secondo il capriccio delle correnti e dei venti, ma fare previsioni per il futuro più immediato è difficile. I banchi più grossi, come quello lungo dieci chilometri avvistato poche settimane fra la Liguria e la Corsica, sono formati da innocenti velelle. I più pericolosi, costituiti da pelagie, compaiono di solito in alto mare, molto lontano dalle coste. Il loro destino dipende dalle correnti marine e dai venti: potrebbero restare in alto mare o essere ammassati in pochi giorni sotto costa da una tempesta. Tutte le rive del Tirreno, dell’Adriatico e delle isole sono a rischio. La grande Caravella portoghese viene invece da Gibilterra: le coste più occidentali d’Italia, della Sicilia e della Sardegna (e anche Malta) sono o saranno raggiunte per prime. Molti di noi vorrebbero che il mare fosse solo un vascone d’acqua salata, possibilmente pulita. Non è così: il mare è un ecosistema vivo, pieno di organismi che garantiscono anche la nostra sopravvivenza. Le meduse fanno parte di questo equilibrio: dobbiamo accettarlo. Anzi, per riconciliarci con le “nemiche” dei nostri bagni, vale la pena di visitare gli acquari di Genova o di Cattolica, che ne ospitano moltissime specie, tutte bellissime. Da guardare e non toccare.
Rimedi in sei mosse.Come reagire al tocco della medusa?
- Non farsi prendere dal panico. Se ci si trova in acque fonde o si è impegnati in un’immersione subacquea, guadagnare con calma la riva o un’imbarcazione.
- Sdraiarsi all’ombra, coprendosi per non sentire freddo. Se il malessere si accentua, ricorrere al Pronto soccorso balneare o al medico più vicino.
- Con una carta di credito, o una tessera sanitaria, raschiare la pelle per togliere i frammenti di tentacoli.
- Non usare acqua dolce per lavare la pelle ustionata. l
- Non passare disinfettanti sulla ferita, in particolare tintura di iodio. No anche ad aceto di vino o ammoniaca.
- Usare solo su consiglio medico le pomate antistaminiche che diminuiscono gonfiore, rossore e bruciore.
FONTE:corriere.it
venerdì 12 giugno 2009
MEDUSA GIGANTE:Pesca intensiva, inquinamento e attività umane stanno modificando l'ecosistema marini

Pesca intensiva, inquinamento e attività umane incontrollate stanno modificando l'ecosistema marino: i pesci scompaiono, nuove specie prendono il sopravvento. E alcune sembrano uscite da un film horror.
Le coste dei nostri mari potrebbero presto essere invase da un’orda di meduse giganti, molto più grandi di quello che potete immaginare. Stiamo parlando delle meduse Nomura, bestioni gelatinosi di due metri di diametro che possono arrivare a pesare fino a 200 kg. L’inquietante previsione è dei ricercatori dello CSIRO Marine and Atmospheric Research, un blasonato istituto di ricerche australiano. Il dottor Anthony Richardson e i suoi colleghi affermano che le medusone, grosse e pesanti come lottatori di sumo, stanno rapidamente aumentando nel Mediterraneo, nei mari del sud est asiatico, nel Mar Nero, nel Golfo del Messico e nel Mare del Nord.
ESEMPIO DI MEDUSA GIGANTE
Pensate trovarvi, mentre fate il bagno in mare, davanti alla medusa più grande del mondo...Ma questo non è un sub qualsiasi, è un ricercatore che sta attaccando un sensore alla medusa di Echizen, zona costiera giapponese. La grande medusa può raggiungere anche il metro e mezzo di diametro e arrivare a pesare 150 chili. I pescatori della zona hanno dichiarato di aver avvistato branchi formati da migliaia di esemplari.
E mentre i pescatori vengono danneggiati in parte dalla grande medusa, che si trova nelle acque del mar del Giappone soprattutto in autunno, i ricercatori utilizzeranno questo grande esemplare, grazie ad alcuni sensori collegati a un satellite, per prendere informazioni sulla temperatura del mare in profondità.
FONTE: FOCUS.IT
venerdì 29 maggio 2009
MEDUSE: Avvistate a milioni
Il pilota della Marina militare francese l’ha scambiata per una chiazza di petrolio. Troppo estesa, per essere altro, ha pensato. Quando però è giunta sul luogo dell’avvistamento una motovedetta, la sorpresa: si trattava di una enorme, immensa colonia di meduse. Una «macchia» lunga quasi 10 chilometri, larga dai 10 ai 100 metri, che fluttuava a Nord del «dito» della Corsica, a 20 miglia dallo scoglio della Giraglia.
Così, qualche giorno fa, è scattato l’allarme. Dove andrà a parare questa minaccia? In realtà, si tratta di migliaia di «barchette di San Pietro» (il nome scientifico velella-velella), meduse piccole con un diametro oscillante tra i 2 e 7 centimetri, trasparenti e con i riflessi azzurri e verdi, e dal potere urticante minimo. Gli esperti di correnti hanno previsto lo spiaggiamento tra Costa Azzurra e Versilia, con i venti da Sud; in Corsica e Sardegna con la tramontana.
Per qualcuno, le propaggini della colonia sarebbero già giunte in Liguria. Dove sono 15 giorni che si susseguono gli avvistamenti. E così anche in Toscana, a Capri. E nel Nord della Corsica, mentre non sarebbero ancora arrivate in Sardegna. L’allerta è scattata però in Spagna: sono state avvistate decine di «caravelle portoghesi», una medusa oceanica (entra da Gibilterra) ben più pericolosa della «barchetta di San Pietro»: ha lunghissimi tentacoli che rilasciano aculei particolarmente urticanti e che hanno il potere di far abbassare la pressione sanguigna con il rischio di collasso. Allarmi su allarmi, che si rincorrono. E che fanno temere un’altra estate dal tuffo difficile. Come quella di due anni fa. Con una domanda di fondo: le meduse sono in aumento nel Mediterraneo? «È un’ipotesi, ma non ci sono le prove, perché non possiamo contare su dati storici», spiega Alessandro Giannì, biologo marino, direttore delle campagne Greenpeace. «Non sappiamo se è effettivamente è aumentato il loro numero oppure se ci sono più allarmi perchè il mare è più frequentato».Pochi giorni fa, da Barcellona, l’Istituto di Scienze Marine ha messo in guardia sullo spopolamento delle nostre acque: meno pesce, più meduse. Più o meno come aveva predetto una decina di anni fa un biologo: continuando a pescare senza regola nel Mediterraneo (e altrove), questo l’assunto, sarebbero venuti meno i predatori, quindi le prede, e dunque i «competitor» delle meduse, che sarebbero proliferate. «Nel Mediterraneo non ci sono dati certi che provino questo scenario. Vi sono invece per le acque della Namibia, Giappone e Antartide» spiega Giannì. Dunque, l’ipotesi non può essere esclusa. L’ambientalista parla di «alterazione dell’eco-sistema». Le meduse sono avvistate sempre più sottocosta: «Ma sono fatte per stare al largo. Vuol dire, allora, che il corso delle correnti è mutato». Poi, vi sono altri fattori: l’inquinamento, i cambiamenti climatici, appunto la pesca «Stiamo parlando di un equilibrio delicato: se ci sono meno pesci che si cibano di meduse, come quello azzurro e il pesce luna, oppure le tartarughe, ma soprattutto se ci sono sempre meno pesci che si cibano di plancton, alimento principe delle meduse, diminuisce la mortalità di queste ultime e ci sono le condizioni favorevoli perché possano riprodursi e proliferare» spiega Giannì. Il rimedio? «Smetterla col saccheggio del mare, istituire riserve sottocosta, ma anche al largo» dice Greenpeace. Prima che sia tardi.