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martedì 2 agosto 2011

TUMORE ALLA PROSTATA : SULFORAFANO ELIMINA IN MODO MIRATO CELLULE CANCRO PROSTATA

Una molecola contenuta nei cavolfiori, il sulforafano, potrebbe rappresentare una nuova strategia per la cura del cancro alla prostata: sarebbe infatti in grado di eliminare le cellule tumorali e pretumorali in modo mirato, lasciando intatte le cellule del tessuto sano. La scoperta, pubblicata sulla rivista Molecular Nutrition and Food Research, e' stata realizzata dagli scienziati del Linus Pauling Institute dell'Oregon State University (USA) capitanati da Emily Ho. ''L'importanza di questa sostanza come agente chemioterapico era nota da tempo - spiega Ho - ma e' la prima volta che si osserva la sua capacita' di agire selettivamente solo sulle cellule cancerogene lasciando intatto il tessuto circostante''.

giovedì 19 maggio 2011

TUMORE ALLA PROSTATA: Prostata, il caffè come difesa con 6 al giorno si previene il tumore

Un team dell'Università di Harvard ha monitorato per vent'anni 45mila americani, scoprendo che a un grande numero di tazzine quotidiane consumate corrisponde un calo deciso (fino al 60%) del rischio di contrarre la forma di cancro più diffusa (e letale) per gli uomini

Un rimedio contro il tumore alla prostata potrebbe nascondersi nel caffè. Gli uomini che ne bevono regolarmente in grande quantità sembrano avere un rischio considerevolmente più basso di sviluppare questa forma di cancro, la più diffusa a livello maschile. Lo afferma uno studio dell'università di Harvard, pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, una pubblicazione online, anticipata in questi giorni dalla stampa britannica. Ma è una ricerca preliminare, sulle cui conclusioni gravano ancora parecchi dubbi da parte della comunità scientifica.

Consumare sei o più tazze di caffè al giorno, afferma lo studio di Harvard, è associato con una riduzione del 20 per cento del rischio di qualsiasi tipo di tumore alla prostata. Gli uomini che bevono ancora più caffè vedono diminuire il rischio di ammalarsi della forma più aggressiva della malattia addirittura del 60 per cento, sempre secondo la ricerca dell'università americana. Anche berne soltanto tre tazze al giorno farebbe calare il rischio del cancro alla prostata più letale del 30 per cento. Trattandosi di un'indagine condotta negli Stati Uniti, le tazze sono quelle grandi, da cappuccino per intendersi, non le tazzine da caffè espresso.

Il legame tra il caffè e la prostata non dipenderebbe tuttavia dalla caffeina, perché i partecipanti alla ricerca di Harvard hanno ottenuto gli stessi risultati sia che bevessero caffè normale, sia che lo bevessero decaffeinato. Piuttosto, gli studiosi dell'università Usa attribuiscono l'effetto positivo agli antiossidanti e ad altri agenti chimici presenti nel caffè, che influiscono sul modo in cui il corpo riceve gli zuccheri e sul livelli degli ormoni sessuali, due fattori entrambi collegati allo sviluppo del cancro alla prostata.

Lo studio, diretto da Lorelei Mucci, epidemiologo della Harvard School of Publich Health, ha coinvolto 45 mila uomini americani che hanno riportato il loro consumo di caffè tra il 1986 e il 2006. Gli autori della ricerca riconoscono che altri studi saranno necessari per comprendere esattamente quali componenti del caffè possono avere un effetto benefico su questo genere di tumori. "Occorre vedere risultati simili ripetuti in studi più ampi, prima di essere sicuri se il consumo di caffè condiziona o meno il rischio di cancro alla prostata", dice il dottor Yinka Ebo del Cancerc Research Uk. "E il caffè può essere preparato in modi differenti, usando diversi tipi di chicchi", osserva la dottoressa Helen rippon della Prostate Cancer Charity.

mercoledì 6 aprile 2011

TUMORE ALLA PROSTATA: NUOVO TEST URINE PER DIAGNOSI CANCRO PROSTATA

Ricercatori dell'Universita' del Surrey, in Gran Bretagna, stanno sviluppando un metodo piu' semplice per diagnosticare il cancro alla prostata attraverso l'esame delle urine. Il test individua la proteina EN2 che negli uomini e' associata solo alle cellule tumorali della prostata. Secondo Hardev Pandha, che guida il team di ricerca, l'esame e' piu' preciso della misura dell'antigene prostatico specifico (Psa), in quanto questi valori possono non essere determinanti per la diagnosi del tumore. EN2 ha invece una funzione nello sviluppo dell'embrione, dopo di che la sua produzione si ''spegne''. ''Solo raramente troviamo EN2 nelle urine di uomini che non hanno il cancro - afferma Pandha autore dello studio su Clinical Cancer Research -, se troviamo EN2 possiamo essere ragionevolmente sicuri che un uomo ha il cancro alla prostata''. Il kit per l'esame potrebbe essere disponibile nei prossimi 2 o 3 anni.

lunedì 14 febbraio 2011

cancro alla prostata: SVELATA MAPPA GENETICA DEL CANCRO ALLA PROSTATA

Un libro pieno zeppo di errori di ortografia. Si e' presentata cosi' la mappa genetica del cancro alla prostata agli scienziati americani del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e di Harvard, negli Usa, che per primi sono riusciti a descriverla in maniera completa. Oltre 21.000 mutazioni genetiche disseminate tra le sette forme tumorali esaminate e circa 100 riarrangiamenti, sequenze di Dna danneggiate che si ''muovono'' e raggiungono altre zone del genoma. Lo studio, pubblicato su Nature, secondo Mike Berger, e' destinato a ''trasformare la compresione della biologia di base del cancro alla prostata''. Come? Possedere un quadro dettagliato del codice del cancro permettera' di sapere per ogni paziente quali e quanti geni sono ''corrotti'', di studiare terapie personalizzate per colpire solo le mutazioni nocive e di fornire ''trattamenti e diagnosi precoci per le varianti piu' aggressive della malattia'', conclude Berger.

giovedì 14 ottobre 2010

TUMORE ALLA PROSTATA: NUOVO FARMACO PROMESSA TERAPIA CANCRO PROSTATA

Uno studio condotto su oltre 1.000 pazienti colpiti da forme aggressive di cancro alla prostata ha dimostrato che un nuovo farmaco scoperto da ricercatori britannici potrebbe aumentare la sopravvivenza. Sono i dati della sperimentazione condotta sull'antitumorale abiraterone presentati durante l'ultima conferenza europea dell'Esmo, la Societa' europea di oncologia medica. I risultati, riportati nell'edizione odierna della Bbc online, dimostrano che, nel caso di tumori in uno stadio avanzato con una prognosi di pochi mesi di vita, la molecola in associazione con un farmaco steroideo ha prolungato la sopravvivenza di 14,8 mesi rispetto ai 10,9 mesi di altri trattamenti. La molecola blocca la produzione di testosterone, l'ormone maschile colpevole di favorire la crescita tumorale. Entro l'anno verra' presentata la documentazione alla Fda e all'Emea per l'autorizzazione alla commercializzazione.

sabato 9 ottobre 2010

CANCRO ALLA PROSTATA: Il pomodoro cotto protegge la prostata DAI TUMORI


Se cucinato intero, con semi e buccia, il re della cucina mediterranea mostra un'efficace attività antitumorale

Intero, con buccia e semi compresi, e cotto: così va portato in tavola il pomodoro per proteggere la salute maschile. Da tempo il re della cucina mediterranea è studiato per le sue proprietà anticancro, soprattutto per uno dei suoi componenti, il licopene. Ora però uno studio italiano sostiene che il pomodoro nella sua interezza sia molto più efficace dei singoli micronutrienti nella prevenzione del tumore della prostata.



LA SALSA MEGLIO DI UNA PASTICCA - La dimostrazione delle virtù del pomodoro cotto proviene da uno studio su modelli animali condotto dagli esperti del Centro Scienze dell'Invecchiamento dell'università di Chieti, in collaborazione con l'università Federico II di Napoli, e pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Research. Così Manuela Iezzi, ricercatrice del centro abruzzese, spiega come può essere che a livello di prevenzione il sugo sia più interessante di un integratore: «Abbiamo appurato che una dieta arricchita con pomodoro intero, specie se cotto e con la buccia, come accade nelle più tipiche preparazioni della cucina mediterranea, riduce lo sviluppo dei tumori della prostata e i fattori infiammatori coinvolti nel processo tumorale. Molto più di quanto può accadere assumendo un solo componente, come il licopene».

PROTEZIONE ANTICANCRO - I ricercatori dell'Università di Chieti hanno simulato su topi da laboratorio manipolati geneticamente gli stadi di un tumore della prostata umano. Una parte degli animali è stata nutrita con estratto di pomodori cotti della varietà "ciliegino", in quantità pari al 10 per cento della dieta giornaliera. In questo gruppo di soggetti la sopravvivenza è aumentata (dall'11 al 67 per cento), il tumore è evoluto più lentamente, c'è stata una maggiore attività antiossidante e un minor livello nell'organismo dei marcatori dell'infiammazione (quest'ultimo è un processo particolarmente importante nella formazione dei tumori che colpiscono la ghiandola prostatica). «L'indagine è stata finanziata da programmi di ricerca di sviluppo industriale che vedono la collaborazione del settore pubblico e di alcune aziende alimentari - spiega ancora Manuela Iezzi - ed è servita, fra l'altro, a provare che non tutte le preparazioni e non tutte le qualità di pomodoro offrono gli stessi benefici in termini di chemioprevenzione».

ALIMENTI AMICI - Il tumore della prostata è la seconda forma di cancro più diffusa fra gli uomini (dopo quello al polmone) e la prima nei Paesi più ricchi. Oltre ai pomodori, i nutrienti più spesso studiati in relazione ai tumori prostatici sono il tè verde (ricco di polifenoli antiossidanti), la soia, la melagrana, oltre a singoli nutrienti come il selenio, la vitamina D e la vitamina E. I risultati non sono univoci, ma gli esperti concordano sugli effetti protettivi di una dieta equilibrata e varia, ricca di frutta e verdura.

sabato 31 luglio 2010

PROSTATA : PER IL TUMORE ALLA PROSTATA C'E' VACCINO MA E' TROPPO CARO

''Vengono oggi pubblicati sul prestigioso New England Journal of Medicine i risultati del primo vaccino terapeutico per il tumore della prostata, approvato in aprile negli Stati Uniti per i pazienti con tumore della prostata resistenti al trattamento ormonale.

Provenge e' il nome del vaccino terapeutico che migliora la sopravvivenza di circa 4 mesi rispetto al non trattamento e comporta molta meno tossicita' della chemioterapia, che sarebbe il trattamento in alternativa in uso per questi pazienti. Purtroppo, pero', un trattamento con Provenge, che consiste in un mese di terapia con una endovenosa ogni due settimane, costa quasi 100.000 dollari ed e' quindi di difficile accesso a molti pazienti nel mondo''. Lo spiega in una nota l'ocologo Umberto Tirelli Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica, Primario Divisione di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN).

''Il trattamento -prosegue - consiste nel prelevare il sangue dei pazienti, manipolarlo in laboratorio usando una proteina ingegnerizzata chiamata PA2024 e reintrodurla nel paziente con la capacita' di attivare le cellule immunitarie del paziente stesso. Il vaccino terapeutico e' da molti anni un obiettivo della ricerca oncologica e questa e' effettivamente la prima volta che si ottiene un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti con tumore della prostata ormonoresistente, anche se a costi molto elevati''.

''Certamente la qualita' di vita di questi pazienti con questo vaccino e' migliore che con la chemioterapia, che da piu' tossicita', e va considerato che e' un trattamento della durata di solo un mese contro i diversi mesi di un trattamento chemioterapico che comporta costi comunque elevati. Certamente, oggi il Provenge non potrebbe essere utilizzato in molti paesi del mondo perche' troppo costoso.

Questo vaccino potrebbe essere molto piu' utile in una fase piu' precoce della malattia ed e' questo l'aspetto piu' promettente del futuro di questa terapia.

Resta l'alto costo del vaccino - conclude Tirelli - che certamente dovrebbe essere ridotto da parte dell'industria farmaceutica che lo produce considerando che ne trarrebbe gli stessi proventi se fosse disponibile a molti piu' pazienti di oggi sia in Usa che in Europa e negli altri paesi, che oggi sono preclusi al trattamento per l'alto costo. Tenuto anche conto che il tumore della prostata e' il tumore piu' comune negli uomini, in aumento anche a causa dell'invecchiamento della popolazione''.

PROSTATA : IDENTIFICATE CELLULE ORIGINARIE CANCRO PROSTATA

Identificate per la prima volta le ''cellule madri'' del cancro alla prostata: a individuarle gli scienziati americani del Jonsson Comprehensive Cancer Center dell'University of California Los Angeles in uno studio pubblicato su Science. Fino ad oggi, spiegano i ricercatori, si riteneva che la causa del cancro alla prostata risiedesse nelle cellule luminali dal momento che le neoplasie causate da queste cellule risultano molto simili al carcinoma prostatico: dalla ricerca e' emerso invece che a dar vita al cancro alla prostata e' una particolare tipologia di cellule staminali, le cellule basali, che pur essendo presenti all'interno del tessuto prostatico benigno possono trasformarsi in maligne quando il sistema immunitario e' particolarmente indebolito.

giovedì 24 giugno 2010

tumore alla prostata: CANCRO ALLA PROSTATA NON E' SENTENZA DI MORTE

Secondo una ricerca svedese appena pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute, per i pazienti con cancro alla prostata a basso o medio rischio i controlli di sorveglianza senza trattamento iniziale potrebbero costituire una valida alternativa al trattamento stesso. Lo ricorda in una nota il prof. Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano, spiegando: ''i tumori della prostata sono in netto incremento tra la popolazione occidentale sia per l'invecchiamento della popolazione, che per la sempre piu' diffusa pratica del psa e quindi la scoperta di sempre piu' tumori in una fase iniziale della malattia. Lo studio svedese che proviene dal Registro Nazionale dei Tumori ha analizzato per quasi 10 anni circa 7000 uomini di eta' inferiore a 70 anni con tumori alla prostata cosiddetti a basso o medio rischio di malignita' in base al livello del psa e alla quantita' di cellule tumorali riscontrabili nella prostata e ha stabilito che la percentuale di mortalita' tra i pazienti che hanno optato per i controlli di sorveglianza periodici senza trattamento, pari a 3 persone su 100, non e' statisticamente differente da quella di chi ha optato per trattamenti aggressivi come una prostatectomia radicale o una radioterapia locale con gli associati effetti collaterali che possono alterare in modo significativo la qualita' della vita (come l'impotenza e l'incontinenza urinaria)''. Questa ricerca quindi conferma quanto gia' riscontrato in un recente studio americano che riportava gli stessi risultati.

''Pertanto - conclude Tirelli - una diagnosi di cancro alla prostata anche in una persona sotto i 70 anni non e' una sentenza di morte e non prelude necessariamente a trattamenti invalidanti''.

lunedì 26 aprile 2010

tumore alla prostata: DURASTERIDE BLOCCA SVILUPPO NEOPLASIE PROSTATICHE

Ostacola la trasformazione dell'ormone ''maschile'' per eccellenza e blocca la crescita delle cellule prostatiche, prevenendo il tumore alla prostata. Sono i risultati dello studio REDUCE pubblicati oggi sul New England Journal of Medicine che hanno dimostrato come l'utilizzo del farmaco Dutasteride in pazienti a rischio per tumore della prostata abbia comportato una significativa riduzione di sviluppare la malattia. Tra i centri principali che hanno partecipato allo studio il San Raffaele di Milano, con l'e'quipe guidata da Francesco Montorsi, Ordinario di Urologia al San Raffaele, uno dei coordinatori internazionali della ricerca.

La dutasteride e' un farmaco utilizzato gia' da alcuni anni per il trattamento dei disturbi urinari legati all'ingrossamento benigno della prostata. Agisce bloccando la trasformazione all'interno delle cellule prostatiche del testosterone in di-idro-testosterone, la forma biologicamente attiva dell'ormone che influenza l'attivita' del DNA cellulare. I sintomi dei pazienti migliorano in quanto la dutasteride riduce le dimensioni della ghiandola prostatica.

L'ipotesi investigata dallo studio REDUCE e' che la dutasteride possa anche prevenire il tumore della prostata se utilizzata in soggetti a rischio.

Sono stati inseriti nello studio circa 6300 uomini con eta' variabile da 50 a 75 anni, sottoposti per sospetto tumore della prostata a biopsia prostatica risultata pero' negativa per malattia. I pazienti dovevano avere un PSA di partenza variabile da 2.5 a 10 ng/ml. I pazienti sono stati randomizzati a trattamento per 4 anni con dutasteride (1 compressa da 0.5 mg al giorno) oppure con placebo. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a biopsia prostatica dopo 2 anni di trattamento ed al termine dello studio. Inoltre e' stata eseguita una biopsia prostatica ogni volta che si e' sospettata la presenza di un tumore prostatico.

Nei pazienti trattati con dutasteride si e' osservata la riduzione del rischio di ammalare di tumore prostatico del 22.8 percento rispetto ai pazienti trattati con placebo.

L'effetto del farmaco si e' osservato particolarmente per i tumori meno aggressivi. Nei pazienti che hanno sviluppato un tumore della prostata, non si e' infatti osservata alcuna differenza tra dutasteride e placebo nel numero di tumori prostatici piu' aggressivi.

''Questo studio offre una nuova possibilita' a pazienti che hanno eseguito una o piu' biopsie prostatiche risultate pero' negative per tumore - afferma Montorsi -. Questi pazienti hanno tipicamente valori di PSA elevati oppure una visita prostatica sospetta. In questi casi il trattamento con dutasteride rappresenta una opzione terapeutica che deve essere discussa con il paziente''.

domenica 21 marzo 2010

CANCRO alla PROSTATA: CEROTTO 'ALLA NITROGLICERINA' PER FRENARE CANCRO alla PROSTATA

Da esplosivo per demolire grattacieli o scavare gallerie, a rimedio contro il tumore alla prostata.

Piccolissime dosi di nitroglicerina, infatti, potrebbero bloccare lo sviluppo del cancro, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Urology. Il cerotto ''esplosivo'' e' all'esame dei ricercatori della Queen's University di Belfast (Regno Unito) che hanno fatto tesoro dell'utilizzo gia' diffuso contro l'angina pectoris della sostanza scoperta da Alfred Nobel nel 1840. La nitroglicerina e' infatti una miscela, molto instabile, di azoto e ossigeno. In piccole quantita' ha un effetto vasodilatatore, aumentando il flusso sanguigno. I ricercatori hanno reclutato 29 pazienti con una diagnosi di cancro alla prostata che hanno utilizzato il ''cerotto'' 24 ore al giorno, riscontrando che dopo 6 mesi i valori di PSA, il marcatore specifico del rischio di carcinoma prostatico, si era stabilizzato nella maggior parte dei casi.

mercoledì 17 marzo 2010

TUMORE ALLA PROSTATA: RIMEDI NATURALI CONTRO IMPOTENZA OSTACOLANO TERAPIA

Assumere integratori alimentari inibisce l'effetto della radioterapia nei pazienti affetti da tumore alla prostata, secondo quanto emerge dallo studio pubblicato sull'International Journal of Radiation Oncology Biology Physics dai ricercatori del William Beaumont Hospital Research Institute di Royal Oak, negli Usa.

Nonostante, infatti, la convinzione diffusa tra molti pazienti che queste sostanze vegetali possano alleviare i sintomi della malattia e aumentare la potenza sessuale compromessa, lo studio ha dimostrato che gli integratori disturbano i trattamenti radioterapici poiche' accrescono la radiosensibilita' delle cellule cancerose ostacolando il processo di riparazione del Dna.

''Spesso i malati di tumore assumono gli integratori vegetali convinti di trarne beneficio, ma, secondo i nostri risultati, in realta' questi potrebbero danneggiarli'', spiega Brian Marples, ricercatore del William Beaumont Hospital.

lunedì 8 giugno 2009

TUMORI: Da un campione di sangue si può conoscere l'aggressività di un tumore


Da un campione di sangue si può conoscere l'aggressività di un tumore. In base alle cellule «malate» presenti: per il tumore al seno e per quello alla prostata il numero è 5, per il colon è 3. Che cosa significa? Nel cancro al seno, per esempio: se le cellule tumorali circolanti nel sangue sono da zero a 4 non è aggressivo, se sono 5 o più allora lo è. Finora il termine «aggressivo» era statistico. Di facile comprensione per i pazienti, ma non misurabile. Oggi, grazie a una macchina «leggi sangue», diventa misurabile scientificamente. Gli studi, in vari centri del mondo, stanno individuando il numero magico per ogni tumore. Non solo. Un domani si potranno individuare le cellule staminali del tumore: «insensibili» alle cure e capaci, se presenti, di innescare metastasi e di far «riapparire» il male anche quando sembra sconfitto. Questo è il tema di Pier Giuseppe Pelicci nello Ieo day 2009 di lunedì 8 giugno, «vetrina» dell'Istituto milanese guidato da Umberto Veronesi. I dati sulle cellule tumorali circolanti nel sangue sono uno dei «fiori all'occhiello» dell'Istituto europeo di oncologia di via Ripamonti. Ne parlerà Maria Teresa Sandri, direttore della Medicina di laboratorio, che allo Ieo day annuncerà anche la ricerca appena avviata per caratterizzare, con questo esame del sangue, le cellule tumorali isolate e «vedere» se esprimono determinati «agganci» di superficie (recettori) bersaglio dei farmaci intelligenti. La cura mirata, «personalizzata», di cui si è parlato all'Asco (il congresso degli oncologi americani) di Orlando, avrà in questo esame di laboratorio il miglior complice.

LA «MACCHINA» - Il campione di sangue prelevato dal paziente si affida alla nuova macchina che in tre ore e mezza, grazie ad appositi reagenti, seleziona le cellule tumorali poi esaminate al microscopio a fluorescenza: si vede se sono tumorali, quante sono, se sono morte o vive. Le morte non fanno numero. Messa a punto negli Stati Uniti 6-7 anni fa, approvata dall'agenzia americana del farmaco (Fda) nel 2008, la strumentazione (classificata l'anno scorso dalla Cleveland Clinic tra le 10 apparecchiature più innovative in ambito medico-scientifico) è stata finora utilizzata per «tarare» i possibili esami. In Italia è anche a Padova, Prato, Brescia e Napoli. A Roma è arrivata ma non è ancora operativa. Solo negli Stati Uniti, ma in pochi centri, l'esame del sangue per conoscere l'aggressività del tumore è già entrato nella routine clinica. Presto dovrebbe essere lo stesso in Italia e in Europa. «La rilevazione della presenza delle cellule tumorali circolanti nel sangue — spiega Maria Teresa Sandri — permette una valutazione della prognosi del tumore e offre una fotografia dello stato della malattia, permettendo all'oncologo una gestione terapeutica più mirata ed efficace. Evitando i trattamenti inutili. Da noi questa tecnica è utilizzata da circa quattro anni nell'ambito di diversi protocolli di ricerca clinica».

I RISULTATI - I risultati di questi studi saranno illustrati durante lo Ieo day dalla Sandri. In sintesi? «In Istituto abbiamo analizzato circa 300 pazienti con tumore al seno, 50 pazienti con tumore alla prostata e 20 con tumori al colon. I risultati confermano che la presenza e la persistenza di cellule tumorali circolanti in prelievi di sangue eseguiti nel tempo sullo stesso paziente indicano una malattia più aggressiva e più resistente ai farmaci. In America è appena iniziato uno studio in pazienti affette da tumore della mammella metastatico, nelle quali la terapia può venire precocemente variata sulla base della persistenza di cellule tumorali circolanti». Lo Ieo day 2009 è anche compleanno: l'Istituto fondato da Veronesi celebra i 15 anni di attività. Interverranno: il viceministro Ferruccio Fazio, il governatori Roberto Formigoni, l'Assessore regionale alla sanità Luigi Bersani e l'Assessore alla salute del Comune Landi di Chiavenna. Oltre al presidente dello Ieo Carlo Buora e all'amministratore delegato Carlo Ciani. Umberto Veronesi, padrone di casa, festeggerà il suo Ieo raccontando i «15 anni di ricerca e cura», le scoperte fatte e le prospettive future. Infine l'annuncio della «Scuola di chirurgia robotica», diretta da Bernardo Rocco.

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