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lunedì 6 dicembre 2010

CO2: Taglio delle emissioni di CO2, l'Italia tra i Paesi meno virtuosi

Nelle politiche ambientali siamo al 58° posto su 60. Molte promesse non mantenute

E' in affanno l’Italia sulle politiche ambientali. Meglio: è il fanalino di coda. Germanwatch lo certifica. L’associazione non governativa che ogni anno, in occasione delle conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, stila la classifica dei buoni e dei cattivi, analizzando i 60 Paesi che rappresentano oltre il 90 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica. Quest’anno Germanwatch, in collaborazione con Can Europe e Legambiente, ha sistemato l’Italia al 41° posto (su sessanta) nella graduatoria dei Paesi che emettono più anidride carbonica nel mondo.

ITALIA IN RITARDO - E dire che ci sarebbe quasi da tirare un sospiro di sollievo, visto che lo scorso anno eravamo al 44°. Ma, purtroppo, è la crisi economica che ci a fatto guadagnare queste tre posizioni in classifica. Le fabbriche chiuse. Le industrie in ribasso. Non certo i nostri sforzi nelle politiche ambientali: l’Italia, infatti, è al 58° posto, in questo. Tradotto: non si è fatto nulla per le tecnologie pulite, le energie rinnovabili, l’efficienza energetica. In una parola: in Italia non abbiamo investito nella cosiddetta green economy.

GREEN ECONOMY - Spiega Mauro Albrizio, responsabile a Bruxelles di Legambiente: «Tutti i Paesi che si stanno riprendendo dalla crisi stanno investendo in questo. Prendiamo, ad esempio, la Cina e gli Usa. La Cina, che è al 56° posto in politiche ambientali, ha investito in green economy 230 miliardi di dollari. Così gli Stati Uniti: al 54° posto, hanno investito 80 miliardi. L’Italia nulla». In Europa l’investimento in green economy non supera i 30 miliardi di dollari, il 40 per cento dei quali soltanto da parte della Germania. Tra i 27 Paesi dell’Europa la performance climatica dell’Italia è al ventunesimo posto, avanti soltanto a Estonia, Grecia, Slovenia, Bulgaria, Lussemburgo e Polonia. Da segnalare: non c’è nessuno fra i Paesi del mondo che hanno conquistato il podio di quelli che emettono anidride carbonico. E il primo di questi in classifica è il Brasile, al quarto posto, posizione meritata per il suo uso dei biocarburanti e per i primi passi nel contenimento della deforestazione.
FONTE: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/10_dicembre_05/cancun-classifica-arachi_fcf7d7d4-0090-11e0-861f-00144f02aabc.shtml

mercoledì 7 luglio 2010

Pulping the planet: GREENPEACE PRESENTA RAPPORTO SU MARCHI CHE COMMERCIANO CON SINAR MAS


Greenpeace lancia oggi il nuovo rapporto 'Pulping the planet. Come Sinar Mas manda al macero il pianeta', che denuncia come alcuni marchi internazionali quali Walmart, Auchan, Kentucky Fried Chicken, Burger King e Shiseido stiano contribuendo ad accelerare i cambiamenti climatici e a portare verso l'estinzione specie come la tigre di Sumatra e l'orango indonesiano.

Questi marchi, infatti, - secondo l'associazione ambientalista - intrattenendo rapporti commerciali con il 'campione della deforestazione' Sinar Mas e con le aziende collegate a quest'ultima, si rendono responsabili di gravi crimini ambientali.

Nel rapporto, decine di immagini e prove documentali mostrano il drenaggio delle torbiere e il taglio a raso delle ultime foreste pluviali in Indonesia. Greenpeace ha svolto un'accurata indagine in particolare su due aree forestali nell'isola di Sumatra, scoprendo che Sinar Mas ha fatto una vera e propria ecatombe ambientale in entrambe.

''Questi preziosi depositi di carbonio e biodiversita' - denuncia Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia - sono stati distrutti illegalmente da App, la longa manus di Sinar Mas per la produzione di carta: App esporta poi i propri prodotti cartacei anche nel nostro Paese''.

Moltissime aziende hanno gia' reagito alle prove fornite da Greenpeace delle attivita' illegali e controverse di Sinar Mas. Carrefour ha annunciato proprio oggi di aver gia' interrotto gli acquisti da App, e Tesco si e' impegnata a farlo entro la fine dell'anno.

Gia' da tempo - come spiega la nota di Greenpeace - questa scelta e' stata fatta anche dal gruppo italiano Gucci e aziende come Kimberly Clark, Kraft e Unilever.

martedì 10 novembre 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE: PER SALVARE IL PIANETA OCCORRONO 10,5 miliardi di dollari


Servono investimenti per 10.500 miliardi dollari da qui al 2030 in tecnologie verdi e in efficienza energetica per fermare il riscaldamento climatico a due gradi centigradi ed evitare "danni irreparabili" all’ambiente. Lo scrive l’Agenzia internazionale per l’ambiente nel suo World energy outlook. Si tratterebbe di un costo "largamente compensato da benefici economici, sanitari e in termini di sicurezza energetica" si legge nel rapporto. "La bolletta energetica dei soli settori trasporto, edilizia e industria si ridurrebbe infatti di 8.600 miliardi di dollari nel periodo 2010-2030".

«Ogni anno di ritardo nell'intraprendere il percorso verso un livello di emissioni che limiti l'aumento di temperatura a soli 2 gradi, aggiunge circa 500 miliardi di dollari al costo, in aumento, di 10.500 miliardi di dollari già necessario nel periodo 2010-2030» per limitare la febbre del pianeta. E' uno dei dati che emerge dal World energy outlook 2009 dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie), l'agenzia mondiale che riunisce 28 dei 30 paesi Ocse. «Solo qualche anno di ritardo renderà probabilmente del tutto irraggiungibile la meta se ciò accaddesse, gli ulteriori costi per l'adattamento sarebbero molte volte più alti di questa cifra».

I paesi che parteciperanno al vertice di di Copenhagen, la conferenza delle parti contraenti il protocollo di Kyoto che dal 7 dicembre dovrà decidere il futuro delle politiche climatiche, «non dovranno perdere di vista questo aspetto - auspica il dossier Aie è giunto il momento di fare le scelte, difficili ma necessarie, per trasformare le promesse in azione».

Un ingrediente essenziale «per il successo degli sforzi per prevenire i mutamenti climatici, sarà la velocità con la quale i governi agiranno per rispettare i propri impegni - conclude l'Aie- il salvataggio del pianeta non può aspettare». Con le misure attuali, se nulla cambia, il tasso di crescita del consumo di energia fossile «ci porta inesorabilmente verso una concentrazione di lungo termine dei gas serra nell'atmosfera che supera le 1.000 parti per milione-ppm». Questa concentrazione di co2 «porterà ad un aumento della temperatura media globale fino a +6 gradi» causando «quasi certamente un massiccio cambiamento climatico e danni irreparabili al pianeta». Questo ciò che lo studio prevede nel caso del «reference scenario», il peggiore, quello nel quale i governi non operano cambiamenti alle loro attuali politiche. Il limite di concentrazione di co2 in atmosfera in grado di far restare l'aumento della temperatura globale entro i +2 gradi, limitando i danni dei mutamenti, è stimato dalla comunità scientifica in 450 ppm.

giovedì 22 ottobre 2009

Etichetta Per il clima: CON ETICHETTA LEGAMBIENTE PRODOTTI DIVENTANO GREEN

Si chiama Etichetta ''Per il clima'' il nuovo progetto di Legambiente che, per la prima volta in Italia, propone una etichettatura volontaria di prodotto per informare il consumatore sul quantitativo di emissioni in carbonio emesso durante una o piu' fasi del ciclo di vita del prodotto. Tra i diversi strumenti incoraggiati dall'Unione Europea, le Politiche Integrate di Prodotto hanno un peso rilevante in quanto determinanti nel ''far lavorare'' il mercato per la sostenibilita': Etichetta ''per il clima'' si inserisce in questa logica e consente alle imprese di compiere un atto di assunzione di responsabilita' nei confronti del consumatore e dell'ambiente.

''Oggi lanciamo la nostra offensiva a sostegno della green economy - dice Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente - Cos'e' la green economy se non un generale processo di riconversione che investe tutti i beni e i servizi che conosciamo oggi? In Francia, Sarkozy ha proposto accordi con le grandi aziende perche' tutti i prodotti siano a basse emissioni e in Inghilterra c'e' il Carbon Trust che guida le aziende verso una riconversione ecosostenibile dei prodotti. In Italia, Legambiente e' partita, nel vuoto delle istituzioni, per coinvolgere il mondo produttivo e i consumatori in un'azione concreta e tangibile a favore dell'ambiente''.

Philips e' la prima azienda in Italia che ha risposto all'appello di Legambiente e ha realizzato la sua etichetta ''per il clima'' dichiarando, volontariamente, le emissioni di gas serra (CO2eq) emesse da alcuni tipi di lampadine ad alta efficienza nelle loro fasi d'uso e smaltimento. Anche Fiat ha aderito al progetto: la nuova Delta Turbo GPL, l'ammiraglia Lancia dotata del 1.4 Turbo Jet da 120 CV a doppia alimentazione (GPL e benzina) e' la prima vettura sulla quale Legambiente appone la sua Etichetta .

lunedì 12 ottobre 2009

VIBRATORE RICARICABILE A MANOVELLA PER DIFENDERE L'AMBIENTE


Coniugare "l’amore per il pianeta con l’amore per... se stesse". Con questo obiettivo è nato Earth Angel, nome evocativo e forse anche un po' blasfemo se associato a un vibratore.

Il vibratore a impatto zero Progettato dalla Enterprises Caden (società Irlandese) con l’obiettivo di contribuire a ridurre la quantità di batterie esauste utilizzate per i sexy toys in tutto il mondo, è stato oggetto del desiderio di tutti quei tifosi del green che hanno partecipato alla Ars Electronica Linz, la fiera dell’elettronica in Austria in cui ha ottenuto il Premio ETO 2009 per l’innovazione. Composto solo da materiali riciclabili al 100%, il nuovo eco-vibratore può essere ricaricato tramite cavo USB 5V (richiede solo 4 minuti di carica per 30 min di potenza, 8 minuti di carica per un'ora di potenza), ha una durata di più di dieci anni, rigorosamente solo di colore bianco.

Batterie ricaricabili La vera novità sta al suo interno: le batterie sono ricaricabili gratis attraverso il movimento in senso orario di una maniglia che si può estrarre e riporre all’occorrenza. E per chi avesse dubbi su come utilizzarlo ci pensa il sito "amico della terra" Greenme.it a fornire le istruzioni con un video ampio e pieno di dettagli tecnici.

venerdì 21 agosto 2009

riscaldamento globale: Fra 10 anni sarà peggio

Il caldo torrido di questi giorni "è il segnale del clima che cambia ed è un trend che andrà consolidandosi nei prossimi 10 anni, tanto da farci prevedere siccità nelle regioni del Sud d'Italia, specie in Sicilia e Calabria". Sottolinea di non essere "affatto meravigliato" per il gran caldo di questi giorni il climatologo dell'Enea Vincenzo Artale che, intervistato dall'ADNKRONOS, commenta così il forte rialzo delle temperature registrato in questa estate 2009, un'ondata di calore che si va particolarmente intensificando proprio in queste ore.
Artale, esperto di oceani e responsabile del laboratorio dell'Enea Casaccia che sviluppa modelli per scenari climatici, sottolinea quindi di aver "visto in dettaglio", nelle simulazioni realizzate nel suo centro di ricerca, che "nel nostro Paese si verificherà entro il 2020 una intensificazione del caldo, con punte di siccità nelle aree meridionali".

"Certo è un primo studio che andrà consolidato e che si basa su simulazioni durate circa 2-3 anni" avverte Artale che ha condotto le simulazioni con il suo team nell'ambito del progetto europeo Circe che si protrarrà fino al 2011. Rappresentante per l'Italia nell'Ipcc per il Rapporto-4 sul clima pubblicato nel 2007, il Rapporto che ha portato l'Intergovernmental Panel on Climate Change (foro intergovernativo sul mutamento climatico) al Premio Nobel, Artale anticipa che nel prossimo Rapporto-5 dell'Ipcc, che uscirà nel 2013, saranno "due gli elementi importanti su cui ci si dovrà concentrare: nuove tecnologie e sistemi sociali basati sulla Green Economy per ridurre le emissioni climalteranti".

E se il caldo non coglie di sorpresa gli esperti, il climatologo dell'Enea sottolinea invece l'incognita relativa al livello delle acque del Mediterraneo. "Riguardo il livello del Mediterraneo - dice Vincenzo Artale - rimangono molte incognite. Il livello del mare dipende sia dalle temperature che dalla salinità, quindi se ci sarà innalzamento o meno rimane ancora poco chiaro".

"Su questo punto, infatti, nel Mediterraneo concorrono differenti fattori, alcuni portano all'innalzamento, altri alla contrazione del livello delle acque e per ora non abbiamo risposte definite" afferma ancora lo scienziato dell'Enea. Che aggiunge: "Il vero diktat ora è fermare le emissioni climalteranti e puntare a frenare il cambiamento del clima".

"I governi - commenta il climatologo - stanno finalmente recependo l'esigenza di fermare il cambiamento climatico. Usa, Cina, Europa stanno lavorando per potenziare le politiche di ecosostenibilità e innovazione tecnologica per l'approvvigionamento dell'energia e queste sono le strade da perseguire, strade che la scienza indica da tempo".

E proprio sul fronte dell'approvvigionamento energetico il climatologo Artale guarda alla Grid come una delle risposte più importanti da attuare su scala globale. "La Grid - spiega - è la nuova idea che arriva dall'ingegneria energetica. Grid significa mettere in rete su scala internazionale l'energia prodotta. In altre parole, ogni Paese sviluppa energia con sistemi che gli sono propri. La Danimarca, per esempio, esporta il 20% di energia eolica prodotta sul territorio e questo è un esempio di Grid. La Francia, inoltre, ha un esubero di produzione energetica da nucleare e potrebbe metterla in rete".

"Condividere le proprie risorse energetiche con gli altri Paesi si sta manifestando come la soluzione per risolvere i problemi di approvvigionamento nel futuro più prossimo" assicura Artale. "E' - aggiunge - un concetto molto nuovo che andrebbe sviluppato a livello globale. Nel momento in cui, per esempio, un Paese manifesta criticità di acqua nelle centrali idroelettriche, un altro Paese può intervenire fornendogli il suo surplus energetico. Anche l'Italia potrebbe muoversi in questa direzione".

"Pace, cambiamenti climatici, energia, risorsa acqua sono fattori che si combinano fra loro. Tenerli distanti non sarà possibile a lungo. E la scienza - conclude il climatologo - può far molto. Ormai siamo alle porte di un'altra rivoluzione: la tecnologia farà partire la nuova Green Economy, l'unica via per garantire all'umanità una vita sostenibile sul nostro pianeta".
fonte: adnkronos.com

domenica 9 agosto 2009

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: NO AL NUCLEARE ALL'ELBA


''No Nuke''. E' la scritta nero su giallo che si legge sullo striscione aperto lungo la fiancata di Goletta Verde, approdata questa mattina a Portoferraio.

Uno messaggio breve, ma efficace, che segna l'inaugurazione della tappa elbana dell'imbarcazione ambientalista. A circa un mese dall'approvazione definitiva del ddl sullo sviluppo che riapre ufficialmente l'era del nucleare in Italia, Goletta Verde accende i riflettori sulla questione dell'atomo, ribadendo il suo ''No'' ad una scelta energetica che Legambiente definisce ''preistorica, insicura, inquinante, costosa, in declino e senza senso. Non solo ad oggi restano irrisolti i problemi di sicurezza e scorie legati alle centrali nucleari - sottolineano gli ambientalisti - ma esistono alternative concrete, sicure, efficaci e a portata di mano per la produzione di energia pulita. Vincere la sfida tecnologica offerta dalle energie rinnovabili, per altro, permette di affrontare la crisi economica globale sfruttando la grande opportunita' occupazionale della green economy''.

Anche in Toscana - si legge in un comunicato - come in ogni regione toccata finora dalla Goletta Verde, e a maggior ragione dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano in cui, sin dagli anni Settanta, le mappe Cnen e quindi dell'Enea individuano il possibile sito per la realizzazione di una centrale nucleare nonche' per il deposito nazionale delle scorie radioattive, Legambiente promuove ''Per il Clima, contro il nucleare'', la campagna per un sistema energetico moderno, pulito e sicuro, sul quale hanno gia' scelto di investire diversi Paesi industrializzati.

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